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POST 165 - Bada a come parli! "Neve"

  In occasione delle feste di fine anno, continuiamo la nostra rubrica di linguistica “Bada a come parli!” con una parola tipica del periodo invernale: la neve (arriverà mai?!). Così tipica dell’ambiente montano, come vedremo, essa ha un sacco di varianti diverse nelle varie valli bellunesi! Nelle numerose varietà romanze (=derivate dal latino) della nostra Provincia, la parola mantiene la stessa etimologia della sua versione italiana arrivando direttamente dal latino “NIVEM” (accusativo). Da qui, l’albero evolutivo si ramifica (lo vedete rappresentato in figura).  Il primo passaggio, comune a tutte le varianti, è la caduta della -M finale (che sparisce quindi), mentre la -I- (essendo Ĭ breve) diviene una -E-. E fin qui l’evoluzione è identica a quella avvenuta in italiano, “neve”, dove la parola si è conservata tale.  Molto interessante è notare che la parola (femminile in latino) nelle varietà ladine cadorine e a volte nel veneto bellunese cambia di genere e diventa mas...

Post 164 - Antonio Lazzarini a Valle di Cadore

Nel post 162 abbiamo approfondito la figura di Gaspare Diziani,  pittore bellunese tra i più noti. Non si può dire altrettanto per un’altra personalità menzionata nella stessa sede, ovvero quella del primo maestro dell’artista, Antonio Lazzarini.  Lazzarini nasce a Belluno probabilmente nel 1672. Non ci è nota la data precisa di nascita, mentre è stata rinvenuta quella di battesimo, fissata al 16 giugno di quell’anno. Mentre con Diziani siamo di fronte a una personalità assolutamente permeabile alle novità artistiche e che riesce a mutare i propri modi nel corso del tempo, lo stesso non si può dire per Lazzarini. Per quasi tutta la vita manterrà dei modi molto conservatori, rifacendosi in primis a quel Francesco Frigimelica che dominò l’arte bellunese tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII. Probabilmente frequentò la bottega di Agostino Ridolfi, artista che – seguito l’ambito dei tenebrosi a Venezia – ritornò tra i monti con questo nuovo stile pittorico. La costante de...

Post 163 - Alle origini dell’occhialeria cadorina

  Situato tra le valli montane delle Dolomiti bellunesi, il Cadore ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo e nella crescita dell'industria degli occhiali. Gli occhiali, e in particolare le lenti oftalmiche, nascono probabilmente a Venezia attorno al 1300,  come attestano i Capitolari Veneziani , e più precisamente lo statuto dell’arte dei cristallieri , grazie all’intuito di un semplice artigiano vetraio. Quest’oggetto, che oggi tutti conosciamo e indossiamo, è frutto di una storia travagliata: per secoli infatti, in un ambiente culturale come quello del tardo medioevo e della prima età moderna, non fu univocamente considerato per la splendida invenzione che è, ma venne localmente mal visto e, e addirittura il suo uso associato a figure demoniache ed anticristiane .  Safilo Calalzo di Cadore prima sede Pian piano, grazie agli sviluppi dell’ottica scientifica nel tardo medioevo, l’uso degli occhiali cominciò gradualmente a diffondersi tra le élites economiche e culturali...

Post 162 - Gaspare Diziani, artefice settecentesco

Piazza San Marco, 17 agosto 1767. C’è un uomo, seduto a un tavolino, che sta consumando il suo caffè. Improvvisamente si accascia al suolo, privo di vita. Muore così Gaspare Diziani, presidente dell’Accademia di pittura e scultura di Venezia.  Gaspare era nato a Belluno settantotto anni prima, il 24 gennaio 1689, da Giustina e Giuseppe De Cian. Perché, dunque, ‘Diziani’? Ci penserà la sua fama ad ammorbidire la rusticità del cognome paterno. Il ragazzo manifesta una propensione immediata per il disegno e viene mandato a scuola da colui che a quel tempo era uno dei più noti pittori in città: Antonio Lazzarini. Segue un viaggio di formazione a Venezia, dove per breve tempo ha a che fare con un altro Lazzarini, Gregorio, non imparentato però con l’omonimo bellunese. Da nessuno dei due Diziani pare davvero aver mutuato i modi; non è tuttavia della stessa idea l’agiografo di Gregorio, tale Vincenzo da Canal, che nel 1732 scrive:  «Anche il Bellunese Gasparo Diziani apprese dal Lazz...

Post 161 - Il restauro della Via Crucis della chiesa di Ospitale

  Lungo il ciglio della strada statale Alemagna, a Ospitale, località appartenente al comune di Cortina d’Ampezzo, sorge la Chiesa del XIII secolo di San Nicolò, San Biagio e Sant’Antonio Abate. Nell’edificio è conservata una Via Crucis restituita ai fedeli ampezzani il 24 maggio 2023 dopo un lungo intervento di restauro ad opera di Mariangela Mattia, restauratrice di dipinti su tela e tavola e sculture policrome.  Come spesso accade per questi manufatti, non si conoscono documenti che attestino la paternità dei dipinti di questa Via Crucis né la loro datazione. Secondo la storica dell’arte e docente dell’ISSR di Padova Ester Brunet, potrebbero essere stati realizzati nella prima metà del Settecento; volendo azzardare, come lei scrive, nel secondo quarto del secolo, il periodo di massima diffusione della Via Crucis e a cui sono ascrivibili molte di quelle presenti nell’alto Veneto. Si tratta di dipinti dal carattere popolaresco, dove l’artista, pur rifacendosi a repertori ico...