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POST 165 - Bada a come parli! "Neve"

 



In occasione delle feste di fine anno, continuiamo la nostra rubrica di linguistica “Bada a come parli!” con una parola tipica del periodo invernale: la neve (arriverà mai?!). Così tipica dell’ambiente montano, come vedremo, essa ha un sacco di varianti diverse nelle varie valli bellunesi!


Nelle numerose varietà romanze (=derivate dal latino) della nostra Provincia, la parola mantiene la stessa etimologia della sua versione italiana arrivando direttamente dal latino “NIVEM” (accusativo). Da qui, l’albero evolutivo si ramifica (lo vedete rappresentato in figura). 

Il primo passaggio, comune a tutte le varianti, è la caduta della -M finale (che sparisce quindi), mentre la -I- (essendo Ĭ breve) diviene una -E-. E fin qui l’evoluzione è identica a quella avvenuta in italiano, “neve”, dove la parola si è conservata tale. 

Molto interessante è notare che la parola (femminile in latino) nelle varietà ladine cadorine e a volte nel veneto bellunese cambia di genere e diventa maschile.

Com’è tipico delle lingue del Nord Italia, le vocali finali diverse da -A cadono e si arriva alla forma *nev (l’asterisco * significa che questa forma è ricostruita dagli studiosi, non documentata). Ed è qui che la cosa si complica. Nei dialetti del ladino cadorino infatti troviamo ancora le vocali finali: probabilmente si reintrodussero per influenza del veneziano, dal tardo medioevo in poi, ma non è certo. Forse si conservano addirittura dall’origine.

Nelle altre varietà ladine invece, e nel veneto feltrino-bellunese, la parola si continua a evolvere senza la vocale finale.




Ecco che quindi in ladino cadorino abbiamo la forma: 

-dell’Oltrechiusa (San Vito, Borca e Vodo) e Pozzale (frazione di Pieve) con il dittongo ascendente -IE- nieve

-del resto del Cadore con la -V- intervocalica caduta sia nella forma venetizzata nee, sia in quella schietta niee

-di Ampezzo con la I del dittongo che si è fuso con la N- iniziale gnee

-del Comelico con la -E finale diventata -I nèvi, e che a volte la -V- cade nèi

-del villaggio comeliano di Costalta in cui la -E- si è trasformata in -Ö- e la finale in -O (forse per rimarcare il genere della parola!)


Invece nelle forme:

-del ladino agordino e veneto bellunese la -V finale viene desonorizzata e diventa -F nef

-di Zoldo la vocale viene allungata neef

-di La Valle si mantiene il dittongo arcaico in -EI- (ricordate il Post 49 sul Cavassico?) neif

-del ladino livinallese la -F finale è caduta nei

Infine, nelle forme feltrine la -V finale si è trasformata in -U neu, e a Lamon e Fonzaso essa è stata cambiata ancora in -O neo.

Osserviamo come nel sud della provincia, pur essendo più popoloso, la situazione dialettale sia abbastanza omogenea, dovuta tra l’altro alla geomorfologia locale che rende più veloce e facile la comunicazione tra i paesi. Nelle valli isolate dell’alto Bellunese, anche se meno popolose, assistiamo a molte varietà diverse dovute all’isolamento delle comunità che quindi ha favorito il mantenimento di tratti linguistici arcaici e lo sviluppo di altri innovativi.


Articolo scritto in collaborazione con MUSLA. 

Post a cura di [pgbandion] e [Nic]


BIBLIOGRAFIA


PELLEGRINI, G. B. – SACCO, S., Il ladino bellunese. Atti del convegno internazionale (Belluno, 2-3-4 giugno 1983), Belluno, Istituto bellunese di ricerche sociali e culturali, 1984;

Atlante linguistico del Ladino Dolomitico e dei dialetti limitrofi (ALD), consultabile al link: https://www.ald.gwi.uni-muenchen.de/it/suche/?db=ald1 

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