Mai visto questo uccellino in giro? Probabilmente sì, è molto diffuso e frequenta volentieri orti e giardini. Fa parte della famiglia delle cince (Paridi), come la cinciarella e la cincia dal ciuffo. Oggi vorremmo vedere come si chiama nei vari idiomi della provincia, perché si tratta di una parola molto curiosa. L’etimologia di questa parola è il termine latino PARRA, un uccello non meglio identificato (forse l’upupa o la civetta?) considerato di malaugurio. A questo è stato aggiunto il suffisso -UCEOLA, composto di due suffissi, che in italiano corrispondono a: il vezzeggiativo -uccio, per esempio nella parole ‘casuccia’, ‘cantuccio’ il diminutivo -olo, come in ‘figliolo’, ‘bestiola’ PARRUCEOLA(M) quindi (con la solita -M finale dell’accusativo che cade). Dunque… Ci siamo cacciati un po’ nei guai con le nostre mani, scegliendo di trattare questo termine, perché la spiegazione di come si sia evoluto per molti aspetti non è del tutto chiara. Però secondo noi è interessante per d...
Quando negli anni Settanta si iniziò a pensare alla creazione di un parco nazionale (vedasi post n. 167), si era coscienti della vastissima diversità di specie animali e vegetali presenti nel Bellunese.[1] La loro importanza era in primis ecologica, ma anche culturale, in quanto simboli di una società montana che necessitava di essere protetta e conservata. La superficie finale del parco fu estesa a un totale di 31.500 ettari e comprendeva nel suo territorio, oltre agli ambienti naturali come le montagne, i torrenti, le gole e le pozze, anche ambienti antropizzati o modellati dall’uomo, come i boschi e i pascoli. Questa varietà di habitat permetteva così di includere le specie più diversificate, alcune delle quali endemiche, ovvero esistenti esclusivamente nel Bellunese. Un esempio di habitat fortemente conservato sono i Piani Eterni, o meglio, ciò che vi sta sotto. I Piani Eterni sono un altopiano di 14 chilometri quadrati che si sviluppa tra 1.700 e 1.900 metri s.l.m., situato ...