Quando negli anni Settanta si iniziò a pensare alla creazione di un parco nazionale (vedasi post n. 167), si era coscienti della vastissima diversità di specie animali e vegetali presenti nel Bellunese.[1] La loro importanza era in primis ecologica, ma anche culturale, in quanto simboli di una società montana che necessitava di essere protetta e conservata. La superficie finale del parco fu estesa a un totale di 31.500 ettari e comprendeva nel suo territorio, oltre agli ambienti naturali come le montagne, i torrenti, le gole e le pozze, anche ambienti antropizzati o modellati dall’uomo, come i boschi e i pascoli. Questa varietà di habitat permetteva così di includere le specie più diversificate, alcune delle quali endemiche, ovvero esistenti esclusivamente nel Bellunese. Un esempio di habitat fortemente conservato sono i Piani Eterni, o meglio, ciò che vi sta sotto. I Piani Eterni sono un altopiano di 14 chilometri quadrati che si sviluppa tra 1.700 e 1.900 metri s.l.m., situato ...
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