I comandi americani il 15 agosto 1944 danno il via, sul fronte occidentale, all’operazione “Anvil”, ribattezzata poi “Dragoon”, per conquistare i porti della Francia meridionale. Questa decisione strategica indebolì il fronte italiano, privandolo di sette divisioni di fanteria e portando le forze alleate in inferiorità numerica rispetto a quelle tedesche.
I nazisti approfittarono di questa debolezza per riprendersi parte del territorio italiano. Il comandante supremo delle forze tedesche in Italia, Kesselring, proclamò la settimana di lotta alle bande partigiana dal 8 al 14 ottobre 1944, tuttavia in Veneto i rastrellamenti erano cominciati già a settembre:
Operazione “Hannover”, Altopiano di Asiago (5 settembre)
Operazione “Pauke”, monti Lessini orientali (9-12 settembre)
Altopiano del Cansiglio (8-15 settembre)
Operazione “Piave”, monte Grappa (19-29 settembre) e Vette feltrine (1-10 ottobre)
Un’informativa del CLN di Vittorio Veneto parla di movimenti di truppe già il 2 agosto con uomini accompagnati da mezzi corazzati, autoblindi e carri armati tra Crespano, Nervesa e Fregona. Inoltre, ad aprile, era stata sequestrata a un ufficiale tedesco una cartina che riportava le direttrici dell'attacco verso l’altopiano.
I partigiani si sentivano rassicurati dall’inaccessibiltà del Cansiglio, come testimonia “Pagnoca”, il comandante del gruppo Brigate “Vittorio Veneto”, in una lettera al Comando Garibaldi del Friuli: «nessuna infiltrazione dalla parte dell’alto Tambre può avvenire, in quanto la zona è bloccata da forze nostre e rigidamente controllata, così pure sotto il nostro controllo militare la parte boschiva del Cansiglio a sud di Col Maior». [1]

Foto 1: BRESCACIN, Pier Paolo, Assalto al Cansiglio. Il grande rastrellamento tedesco di fine estate 1944 sull’Altopiano (8-10 settembre), Vittorio Veneto, 2017, p. 86
Le forze coinvolte negli scontri sull’altopiano erano equivalenti per numero di uomini, intorno ai 2.000, ma non per armamenti. I combattenti partigiani erano dotati di armi leggere, due o tre mitragliatrici e munizioni contate. Le forze nazifasciste disponevano di mezzi corazzati, , mortai, artiglieria pesante e munizioni in abbondanza, oltre che di apparati logistici e aerei da ricognizione.
Le forze nazifasciste misero in atto un piano basato sulla tattica del martello e dell’incudine, attaccando su due lati i partigiani in modo da spingerli verso un terzo lato dove avrebbero trovato un terzo corpo appostato a bloccarli
8 settembre: l'attacco ebbe inizio in prossimità dell'osteria di Pian della Spina dove i tedeschi attaccarono la compagnia partigiana del battaglione "De Luca" della brigata "Cairoli" e bombardarono con l'artiglieria la zona di Mezzomiglio e l'area del Pizzoc. Inoltre si verificarono due attacchi lungo la provinciale 422 verso Campon.
9 settembre: i tedeschi conquistarono il monte Croce, ma al termine della giornata le forze partigiane cacciarono i nemici da tutte le altre zone dell'altopiano del Cansiglio, escluso il Doel. Tuttavia il cedimento psicologico cominciava a fare breccia nei partigiani a causa della scarsa attitudine a sopportare uno scontro frontale prolungato, per di più con mezzi così impari.
Al termine della giornata, il 9 settembre, il comando di divisione optò per il ripiegamento. L'ordine venne stilato alle 19:30 e si decise di abbandonare le posizioni tenute e ricongiungere tutte le formazioni in località Candaglia.
Il 10 settembre, all’1:00 del mattino,il comando emanò un secondo ordine in cui si disponevalo sganciamento, indicando alle forze partigiane di filtrare a piccoli gruppi tra i nemici in modo da poter raggiungere la pianura e sfuggire alle forze tedesche.
La ritirata seguì precise direttrici basate sulla posizione occupata dalle formazioni. I tedeschi scesero nell'altopiano dal Pizzoc, da Crosetta e dall'Alpago la sera del 10 settembre, cominciando a perlustrare gli edifici della piana.
L'11 settembre cominciarono invece l'ispezione dei boschi. In questa occasione fu distrutto l'albergo San Marco e altri edifici della piana vennero incendiati dai tedeschi per la frustrazione dei rastrellamenti andati a vuoto.
Foto 2: Pian Cansiglio, compagnia comando Divisione "Nino Nannetti"
Non esiste un bilancio certo dei caduti in queste giornate di settembre sulla piana del Cansiglio, ma secondo la ricostruzione dello storico Brescacin la cifra ammonterebbe a 31 uomini di cui 9 uccisi in combattimento, 2 deceduti per ferite precedentemente ricevute, 6 dispersi e 14 catturati e fucilati dai tedeschi mentre tentavano di fuggire in pianura.
Inoltre, i tedeschi decisero di sequestrare le mandrie di mucche, cavalli e pecore che si trovavano in alpeggio, si ipotizza circa un migliaio di animali.
Questo ovviamente ebbe un impatto drammatico sulla popolazione e sull'economia della piana, già provata dalle requisizioni della Repubblica di Salò. Infatti, nel periodo successivo al rastrellamento del Cansiglio, vennero a mancare anche beni di prima necessità come latte, formaggio e farina.
NOTE
[1]: BRESCACIN, Pier Paolo, Assalto al Cansiglio. Il grande rastrellamento tedesco di fine estate 1944 sull’Altopiano (8-10 settembre), Vittorio Veneto, 2017, p. 54).


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