Chiunque abbia passeggiato per il centro di Cortina d’Ampezzo ha in mente l’immagine familiare di un edificio dipinto di giallo e adornato di numerosi stemmi; molti ne ricordano anche il nome: Comun vecio, o Municipio vecchio, ma pochi ne conoscono la storia.
Una “domus comunis Ampicii” è documentata a partire dal 1232, ma non è chiaro dove fosse ubicata. Ciò che è certo è che col tempo essa era diventata troppo angusta, tanto che nel 1668 il Consiglio comunale si riuniva nella “stua” di Caterina Ghedini. Già l’anno prima era stato deliberato di comprare o costruire una nuova sede, e nel 1669, alla morte della Ghedini, ne venne acquistata la casa, che però non è sicuro si trovasse nella posizione dell’attuale palazzo. Le certezze iniziano con la fine del Settecento, quando le prime mappe e l’introduzione del catasto ci permettono di avere un’immagine piuttosto precisa dell’aspetto del paese.
Nel 1775, in corrispondenza dell’attuale Comun vecio, esistevano in realtà tre edifici distinti: alla casa (o “padiglione”) della Comunità, erano infatti “unite” la “casa in cui abita il monego” (cioè il sagrestano) e la “casetta in cui abita il rev[eren]do mansionario di S. Caterina” (ossia un sacerdote dipendente dal Comune). Questo complesso di edifici, che fungeva anche da scuola, ospitava al piano terra dei portici con botteghe, detti “zeleres”, mentre uffici e abitazioni erano probabilmente posti ai piani superiori.
A partire almeno dal 1826 si iniziò a discutere su un rinnovo della vecchia struttura, ma la questione si concretizzò solo nel 1851, quando si dibatté se mantenere il comune nello stesso luogo o se abbatterlo e ricostruirlo altrove (in particolare, dove si trova l’attuale Hotel Cortina). Pare che l’allora capocomune Gaetano Ghedina “Tomasc”, proprietario di un’osteria a nord di Cortina, si opponesse decisamente alla proposta innovativa, perché l’ampliamento della piazza derivante dall’abbattimento dell’edificio avrebbe avvantaggiato i suoi concorrenti che lavoravano in quella zona. Così, nel 1852, il comune venne ristrutturato e ampliato nella stessa posizione, assumendo le forme (ma non ancora le decorazioni) attuali (immagini 1 — a destra, tra l’edificio in primo piano e il campanile —, 2 e 3).
Il palazzo continuò ad ospitare l’amministrazione comunale fino all’epoca fascista, quando essa venne trasferita nell’attuale sede, costruita originariamente nel 1838 per ospitare il Capitanato distrettuale (una specie di minuscola provincia che comprendeva Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia sotto il dominio asburgico). Così, il “Comun” divenne “vecio”, e adibito ad altre funzioni, tra cui quelle di biblioteca civica e spazio espositivo.
Soffermandosi sull’aspetto decorativo, i fregi e gli stemmi donano all’edificio un aspetto di dignitosa antichità, anche se in realtà sono un’innovazione piuttosto recente. Vennero infatti dipinti (e in buona parte inventati) solo nel 1928 dal roveretano Giorgio Wenter Marini (Rovereto, 1890 - Venezia, 1973), all’epoca insegnante alla locale Scuola d’arte, e rappresentano la comunità d’Ampezzo con le sue regole e le famiglie originarie (immagini 4 e 5).
Un’ultima nota riguarda il colore giallo dell’edificio, che — anche se è dubbio —, potrebbe trattarsi di un elemento non casuale. Negli anni ‘80 del Settecento, infatti, l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo aveva imposto che tutti gli edifici pubblici dei suoi domini familiari fossero dipinti di una particolare tinta di ocra, in modo da essere immediatamente riconoscibili. Questo colore, detto “Schönbrunner Gelb”, dal castello di Schönbrunn, è stato forse ereditato dal Comun vecio, ma anche dal vicino Hotel de la Poste, già sede della dogana e della posta tra fine Settecento e Ottocento (immagine 6).
Iconografia
Immagine 1: A. B. EDWARDS. (1873). High Street, Cortina [stampa]. In A. B. EDWARDS, Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys. A Midsummer Ramble in the Dolomites, Londra, 1873, p. 73.
Immagine 2: Edizioni Zardini. Una parata militare attraversa Cortina davanti al Comun vecio (Inizio Novecento). In S. ZARDINI FOLOIN e N. ZARDINI FOLOIN, Cortina d’Ampezzo. Ritratto inedito di una signora, Cortina d’Ampezzo, 2002, p. 242.
Immagine 3: Edizioni Zardini. La banda musicale d’Ampezzo sfila davanti al Comun vecio (a sinistra). (Inizi del Novecento). In S. ZARDINI FOLOIN e N. ZARDINI FOLOIN, Cortina d’Ampezzo. Ritratto inedito di una signora, Cortina d’Ampezzo, 2002, p. 244.
Immagine 4: Edizioni Zardini. Il Comun vecio visto verso la Piazza. (Anni ‘30 del Novecento). In S. ZARDINI FOLOIN e N. ZARDINI FOLOIN, Cortina d’Ampezzo. Ritratto inedito di una signora, Cortina d’Ampezzo, 2002, p. 339.
Immagine 5: Edizioni Zardini. Il Comun vecio verso il Corso. (Anni ‘30 del Novecento). In S. ZARDINI FOLOIN e N. ZARDINI FOLOIN, Cortina d’Ampezzo. Ritratto inedito di una signora, Cortina d’Ampezzo, 2002, p. 332.
Immagine 6: Anonimo. (2020 circa). Il Comun vecio visto da nord [fotografia]. Yes Alps. www.yesalps.com.
Bibliografia
P. ALVERA’, Cronaca di Ampezzo nel Tirolo, Cortina d’Ampezzo, 2002, p. 221.
R. GHEDINA, Genealogia ampezzana dal 1100 al 1600, Cortina d’Ampezzo, 2009, p. 266.
G. RICHEBUONO, Storia d’Ampezzo, Cortina d’Ampezzo, 2008, pp. 80, 306-’7, 458-’9, 565, 742.







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