Correva l’estate del 1872. Due donne inglesi arrivarono a Cortina d’Ampezzo, prenotarono una stanza e chiesero se ci fosse qualcuno disposto a fare loro da guida. L’idea era molto semplice: vagabondare attraverso le Dolomiti. Non c’era una destinazione finale e non c’era un itinerario definito. Soltanto molta curiosità e un pizzico di incoscienza.
Il viaggio, a dire il vero, aveva avuto inizio in un luogo ben più distante, Napoli. Lì, in primavera, la scrittrice Amelia Edwards aveva conosciuto Lucy Renshaw durante un soggiorno nel Mediterraneo e insieme avevano deciso di recarsi in Svizzera per sfuggire al caldo estivo. Arrivate a Monte Generoso, tuttavia, furono intrigate da quelle vette incontaminate di cui si stava iniziando a parlare proprio in quel periodo, le Dolomiti. Così, senza pensarci due volte, decisero di dirigersi a Venezia e da lì muoversi verso quei territori ancora poco conosciuti tra il Bellunese e il Tirolo.
Ma chi erano queste due donne? Amelia al tempo era una scrittrice londinese di discreto successo, collaborava con le riviste Household Words e All the Year, dirette dall’amico Charles Dickens, e scriveva su vari giornali e quotidiani britannici. È bene specificare “al tempo” con Edwards perché ben presto, e forse proprio grazie all’incontro con Lucy, la sua vita cambiò radicalmente. Nel 1873, infatti, il resoconto di quel loro “vagabondaggio di mezza estate”, come lo definì la stessa Edwards, divenne Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys, titolo che ottenne grande riscontro in Inghilterra. Lo stesso anno le inglesi partirono per una nuova avventura insieme, questa volta verso l’Egitto. Amelia fu talmente affascinata da quella terra da dedicarci il resto della sua vita, diventando una delle più brillanti egittologhe del tempo.
Di Lucy in realtà si può dire ben poco, a lungo infatti la sua identità è stata avvolta nel mistero. La stessa Edwards, nel libro, non la nomina mai direttamente, optando per un enigmatico “L”.
Solo di recente si è potuto affermare che Lucy fosse una ricca ereditiera di Manchester e sempre solo di recente si è iniziato ad ipotizzare una relazione tra le due donne, ipotesi avvalorata da una coppia di poesie d’amore che Edwards scrisse e dedicò a Renshaw.
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| FOTO 1: La copertina di Untrodden Peaks. |
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| FOTO 2: Disegno di Amelia Edwards del monte Antelao. Contenuto in Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys, A Midsummer Ramble in the Dolomites, 1873. |
Fatte le dovute presentazioni, torniamo al viaggio; perché scelsero proprio le Dolomiti?
Agli inizi dell’800, nel solco del mito romantico, le Alpi svizzere e italiane erano diventate una meta ambita per viaggiatori provenienti da tutta Europa, ma le Dolomiti, così diverse dalle cime occidentali, erano state generalmente ignorate dai primi pionieri del turismo e dell’alpinismo. Fu solo nel 1862, quando l’austriaco Paul Grohmann arrivò in Ampezzo che questo territorio iniziò ad essere conosciuto in tutto il mondo. L’alpinista viennese se ne era innamorato a tal punto da iniziare a scrivere articoli e a tenere conferenze sulle cime ampezzane. Da questo momento gradualmente i primi turisti cominciarono ad arrivare sulle Dolomiti e nel ‘64 il sipario sui Monti Pallidi fu definitivamente aperto anche ai britannici grazie al libro illustrato di Josiah Gilbert e George Cheetham Churchill. Chissà se, arrivate a Monte Generoso, Amelia e Lucy stessero proprio sfogliando uno di questi testi, o forse furono i troppi turisti che già affollavano la Svizzera a spingerle a cercare qualcosa di più autentico e incontaminato. Qualunque sia il motivo, le due fecero ritorno a Venezia e una mattina di giugno partirono verso Longarone. Il treno, al tempo, arrivava soltanto fino a Conegliano, da lì le signore dovettero proseguire in carrozza arrivando in Ampezzo in un paio di giorni. La scelta di partire era stata davvero repentina, Edwards ci riassume lo spirito del viaggio nel capitolo Venice to Longarone:
«Abbiamo le mappe di Mayr, la guida alle alpi orientali di Ball, il libro di Gilbert e Churchill e ogni sorta di mezzo e strumento; ma non abbiamo la minima idea di dove stiamo andando, né di cosa faremo una volta arrivati.» [1]
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| FOTO 3: Disegno di Amelia Edwards della via principale di Cortina. Contenuto in Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys, A Midsummer Ramble in the Dolomites, 1873. |
Amelia e Lucy furono sicuramente insaziabili viaggiatrici, come si definì la stessa Edwards, ma anche accanite e curiose lettrici. Prima di partire, infatti, avevano studiato qualsiasi pubblicazione esistente sulle Dolomiti, tuttavia molte zone erano ancora sconosciute. Nessuno prima di loro aveva mai pensato di spostarsi in quel modo. Non erano alpiniste, il loro desiderio era quello di immergersi nei luoghi, conoscerli e assaporare un’esistenza diversa da quella delle grandi towns inglesi. Untrodden Peaks segue tutte le tappe del viaggio restituendo, mediante lo sguardo meravigliato della scrittrice, frammenti della vita del tempo. Non sono solo luoghi, ma aneddoti, dettagli e soprattutto innumerevoli incontri. Come le donne curiose che circondarono Edwards al lago di Santa Croce mentre abbozzava un disegno o gli abitanti di Vodo che non ricordavano nulla della frana del 1816, pur essendoci ancora profondi segni sulla via verso Ampezzo.
Dopo San Vito le due varcarono the invisible political line tra il Cadore e Ampezzo, superarono i controlli di frontiera austriaci ed entrarono nel territorio dell’Impero. L’occhio attento di Amelia constatò profonde differenze nell’architettura e nei modi di vestire ampezzani rispetto alle località cadorine. Fu entusiasta del nuovo campanile: «L'orgoglio del villaggio [...], potrebbe degnamente adornare la piazza di una città come Bergamo o Belluno» [2]. Si meravigliò inoltre dell’ospitalità degli ampezzani. L’osteria in cui alloggiarono era stata consigliata dall’amico Francis Fox Tuckett, alpinista che aveva varcato quelle zone l’anno precedente insieme alla sorella illustratrice Elizabeth. Si trattava dell’Aquila Nera della famiglia Ghedina, aperta fin dal 1780, inizialmente come locanda per i commercianti di passaggio. Hotel veri e propri non ne esistevano ancora, il primo sarebbe stato l’Hotel Cortina, aperto nel 1878, mentre fino a quel momento solo alcune osterie mettevano a disposizione stanze e letti per i forestieri. D’altronde le dimensioni del turismo subirono un’impennata solo dalla seconda metà degli anni ‘70. Se nel 1870 i turisti erano stati solo 35, già nel 1876, anno in cui si iniziò a tenerne conto ufficialmente, furono 9642. Nel 1890 furono 16000 i passanti e 4314 coloro i quali si fermarono almeno una notte. Di questi la maggior parte erano austriaci e tedeschi. 926 erano inglesi, 415 italiani, 139 russi, 5 svizzeri, 3 irlandesi e addirittura 2 turchi e 2 greci.
Amelia e Lucy si trovavano in un territorio non ancora proiettato a essere località turistica e le strade si limitavano alle vie essenziali per il lavoro e il commercio. Inoltre i sentieri di montagna che le attendevano non potevano essere seguiti agilmente dalle carrozze, quindi fecero richiesta per delle selle da amazzone in modo da poter procedere anche a cavallo. Una fu fornita loro direttamente all’Aquila Nera, per l’altra si dovette inviare un uomo fino a Caprile poiché ne esistevano solamente due in tutte le Dolomiti! Infine, allo scopo di proseguire, era necessario qualcuno che potesse accompagnare le due donne per l’intera durata del viaggio, ma tutte le guide di professione erano già impegnate. Fu Santo Siorpaes, una delle guide più esperte del tempo, a trovare la soluzione. Propose loro come accompagnatore Giuseppe Ghedina, contadino nipote del gestore dell’Aquila Nera. Ghedina non era una guida di professione, ma arrivò munito di istruzioni scritte dallo stesso Siorpaes riguardo ai percorsi, le locande e le informazioni necessarie di ogni zona delle Dolomiti. Colpite dal garbo e la voglia di fare del giovane, le due donne accettarono la proposta: così il viaggio ebbe ufficialmente inizio.
Come prima tappa si diressero, insieme a Ghedina, a Pieve di Cadore, dove visitarono la casa di Tiziano, poi proseguirono in direzione di Auronzo. Si spostarono in Agordino fermandosi a Caprile e successivamente ripartirono verso Primiero, per poi arrivare fino a Predazzo. Il viaggio continuò sul passo Fedaia, salirono sul Sasso Bianco e fecero nuovamente ritorno a Caprile. Infine dopo aver girato lo Zoldano andarono verso Bolzano e dal Tirolo lasciarono le Dolomiti.
Nonostante le difficoltà incontrate nell’essere, in molti casi, le prime turiste ad attraversare quelle valli e i villaggi di quelle zone, le inglesi riuscirono a compiere questo itinerario in appena un mese.
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| FOTO 4: Tariffario delle guide di montagna d’Ampezzo datato 1 marzo 1876. Tra le guide autorizzate risulta anche Giuseppe Ghedina. |
È difficile immaginare quanto dovesse essere bizzarro imbattersi in Amelia e Lucy. Non dovevano certo passare inosservate due victorian ladies mentre girovagavano per le Dolomiti o mentre si fermavano ad annotare i dettagli del viaggio nei loro taccuini. Nelle valli più remote non esisteva affatto il turismo, la società si fondava su tradizioni secolari e l’economia si basava generalmente sul commercio di legname e sull’agricoltura. I luoghi da loro considerati unici e incantevoli, per molti uomini e donne del posto erano la sola parte del mondo conosciuta, una normalità scontata e mai messa in discussione. Ad esempio, il campanaro del Cianpanín d’Ampezzo non aveva mai notato una cima oltre il confine italiano che aveva attirato l’attenzione di Edwards. Mentre a Forno di Zoldo il passaggio delle due donne suscitò curiosità e meraviglia in alcune abitanti del posto: le zoldane non riuscivano a capacitarsi di come potessero girare «tutte sole e non sposate» [3] e non capivano per quale ragione si fossero fermate proprio lì a disegnare i profili delle montagne. Dopo avere domandato da dove venissero, una chiese loro: «“E dov'è l'Inghilterra? È vicina a Milano?” “Non ci sono montagne in Inghilterra?”» [4]
Dopo il successo dell’edizione del 1873, il resoconto di quel vagabondaggio fu ripubblicato nel 1890. Nell’introduzione alla seconda edizione la scrittrice constatò quante cose fossero cambiate in 17 anni. Raccontò di come fosse diventato semplice raggiungere le montagne ora che molte strade erano state sistemate e i treni arrivavano sia a Feltre sia a Belluno.
In Ampezzo le ricchezze portate dal turismo stavano già iniziando a mutare i costumi della popolazione. Erano nati nuovi business come gli studi fotografici, era stata inaugurata la prima piscina nel 1879, nel 1894 nacque la Società di abbellimento della città e nel 1907 arrivò finalmente il telefono. Se da un lato il progresso stava migliorando drasticamente le condizioni di vita degli ampezzani, dall’altro l’influsso di ricchezze e influenze esterne rischiava di stravolgere gli equilibri di quei territori. La stessa Edwards guardava alla Svizzera, dove allora si trovano le località più frequentate, con timore e dispiacere. Una situazione analoga si presentò in seguito durante la sua carriera da egittologa quando poté osservare come i templi e le tombe venissero saccheggiati dagli europei. Già dalla fine dell’800, infatti, la scrittrice britannica mise in guardia sugli effetti devastanti che avrebbe potuto avere un turismo incontrollato, sia in montagna che in Egitto. In A Thousand Miles up the Nile, pubblicato dopo il viaggio in Africa, affermò: «Questo è il destino di ogni monumento egizio, grande o piccolo che sia. Il turista lo incide tutto di nomi e date, e talvolta di caricature. [...] L’opera di distruzione, nel frattempo, continua veloce. Non c’è nessuno che la impedisca, nessuno che la scoraggi» [5]. Le sue preoccupazioni portarono nel 1882 alla fondazione dell’Egypt Exploration Fund, che si distinse per essere la prima società a intraprendere uno «scavo dei luoghi sepolti dell'Egitto e il recupero dei suoi reperti mediante l'impiego di metodi archeologici scientifici» [6].
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| FOTO 5: Amelia Edwards nel 1890. |
Amelia Edwards fu sicuramente una delle personalità più interessanti del suo tempo. Il coraggio, l’intraprendenza e la sensibilità che l’avevano spinta ad affrontare il viaggio nelle Dolomiti la accompagnarono in ogni aspetto della sua vita. In patria fu un’importante attivista: fu firmataria, ad esempio, del disegno di legge di John Stuart Mill per il suffragio femminile, fece ingenti donazioni a college femminili e stampò uno dei suoi libri presso una casa editrice composta interamente da donne. Continuò a scrivere, raccontando le scoperte e i viaggi in Egitto e lavorò con diverse università in America e in Europa. Eppure, nonostante la vita in continuo movimento, il successo riscosso come egittologa e il suo impegno politico, non dimenticò mai i Monti Pallidi. Alcune delle amicizie strette in quella estate proseguirono negli anni successivi in continui scambi di lettere e Amelia si tenne sempre informata su come stesse cambiando il territorio.
Chissà cosa direbbe oggi se tornasse sulle Dolomiti. Già nella prefazione del 1873 Amelia descriveva le noiose routine degli alberghi sovraffollati in Svizzera da cui era fuggita. Probabilmente ora guarderebbe sconsolata gli hotel di lusso nelle vecchie unfrequented valleys o i ristoranti stellati sugli untrodden peaks facilmente raggiungibili in suv o, alla peggio, in cabinovia. Forse il suo libro descrive un mondo che non esiste più, ma è ancora possibile rivivere le emozioni di quel viaggio. L'itinerario seguito da Amelia e Lucy è diventato, infatti, l'Alta Via Amelia. Il percorso, lungo circa 400 km suddivisi in 30 tappe da un giorno ciascuna, permette di visitare le montagne da una prospettiva diversa. In un presente in cui la natura è minacciata da ogni parte, scegliere di viaggiare più lentamente e con una maggiore consapevolezza è più che mai necessario.
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| FOTO 6: Il percorso dell’Alta via Amelia. |
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| FOTO 7: Il percorso seguito da Amelia Edwards. Contenuto in Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys, A Midsummer Ramble in the Dolomites, 1873. |
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Note del testo
[1] A. B. EDWARDS, Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys, A Midsummer Ramble in the Dolomites, Bradbury, Agnew & Co., Londra, 1873.
[2] Ibid.
[3] Ibid.
[4] Ibid.
[5] A. B. EDWARDS, A Thousand Miles up the Nile, Londra, 1877.
[6] EES Memorandum of Association, 1888.
Bibliografia:
A. B. EDWARDS, Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys. A Midsummer Ramble in the Dolomites, Bradbury, Agnew & Co., Londra, 1873.
M. F. BELLI, Storia di Cortina d’Ampezzo, Tamari Editori, Bologna, 1973.
G. RICHEBUONO, Storia di Cortina d’Ampezzo, Mursia, Milano, 1974.
Sitografia:
https://library.some.ox.ac.uk/exhibitions/past-exhibitions/amelia-b-edwards-1831-1892/
https://hsl.hypotheses.org/1650
https://uchicagoscrc.tumblr.com/post/163264111572/association-copies-ephemera-in-the-gerald-n
Untrodden Peaks digitalizzato:
https://digital.library.upenn.edu/women/edwards/peaks/peaks.html
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