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Post 237 - La battaglia di Longarone: Rommel all’attacco!

 


Fra il 9 e il 10 novembre del 1917, all’indomani dello sfondamento del fronte italiano a Caporetto, si consuma nelle zone di Longarone una battaglia decisiva per le truppe austro-ungariche e tedesche, lanciate all’assalto delle colonne italiane in ritirata. 

Uno dei protagonisti di questa vicenda sarebbe poi passato alla storia, nel Secondo conflitto mondiale, come la Volpe del Deserto. Stiamo parlando di Erwin Rommel, futuro Feldmaresciallo del Terzo Reich. 

Al momento della battaglia di Longarone, tuttavia, Rommel è un tenente di quasi 26 anni al comando di un distaccamento del Battaglione da montagna del Württemberg (Württembergisches Gebirgs Bataillon), comandato dal maggiore Theodor Sproesser e facente parte di una delle divisioni tedesche inviate a supporto delle truppe austro-ungariche sul fronte italiano.

Tra il 1914 e il 1917 Rommel, dimostrandosi un abile soldato e comandante, si era distinto assieme ai suoi uomini in azioni sul campo di battaglia nel fronte francese e in quello romeno. Durante le operazioni di sfondamento del fronte a Caporetto si guadagnò l’alta onorificenza dell’Ordine “Pour le Mérite”.


Foto 1. A sinistra il maggiore Theodor Sproesser comandante del Battaglione da montagna del Württemberg e a destra il primo tenente Erwin Rommel con l’onorificenza dell’Ordine «Pour le Mérite». Immagine da La cavalcata di Rommel: Erwin Rommel e il battaglione da montagna del Wurttemberg da Caporetto al Grappa, 2006, p. 33.

È proprio in questo momento, dopo la Rotta di Caporetto, che le truppe germaniche, assieme a quelle austro-ungariche, si lanciano freneticamente all’inseguimento delle truppe italiane, nel tentativo di tagliarne la ritirata. 

Al Battaglione da montagna del Württemberg, in particolare, è assegnato in questo momento il compito di avanzare a nord-ovest del Tagliamento addentrandosi fra i monti friulani e verso la valle del Piave, in direzione di Longarone, dove assieme ad altri reparti avrebbe dovuto bloccare la ritirata della 4^ Armata italiana, fino a poco tempo prima schierata sul fronte dolomitico. Attraverso forcella Clautana, Claut, Cimolais, Casso ed Erto, le truppe avanzano con grande velocità, fra imprese alpinistiche, scaramucce e veri e propri combattimenti, facendo anche numerosi prigionieri. 


Foto 2. Il ponte del Colomber, allora il più alto d’Italia, con in posa le truppe del Battaglione da montagna del Württemberg dopo la battaglia di Longarone. Immagine da H. SCHITTENHELM, Rommel sul fronte italiano nel 1917: Wir zogen nach Friaul, 2000, p. 116.

Il 9 novembre 1917 mattina, in prossimità dell’uscita della valle del Vajont, le forze austro-tedesche, servendosi anche di bici e cavalli, braccano gli italiani che, ritirandosi, cercano di far saltare i ponti lungo la strada. Lo stesso ponte del Colomber sul Vajont, allora il più alto d’Italia, è salvato all’ultimo, consentendo alle truppe del Battaglione da montagna del Württemberg di lanciarsi verso Longarone.

Il tenente Rommel è fra i primi a raggiungere l’uscita della valle assieme ad un piccolo gruppo di soldati. Davanti a loro c’è Longarone, sommersa dalla piena della ritirata, con una moltitudine di reparti italiani, sbandati, profughi, pezzi d’artiglieria, carriaggi, vettovaglie e altro ancora in transito verso sud.

In tarda mattinata, attestatosi sui rilievi a nord-est di Dogna e in attesa di rinforzi, il tenente assieme ai suoi uomini apre il fuoco sulle colonne nemiche in movimento sulla strada per Belluno, neutralizzando inoltre un plotone di italiani che cerca di sorprenderli alle spalle.

Una volta cominciata la battaglia per Longarone, più batterie d’artiglieria, assieme alle mitragliatrici e alla fucileria italiana, tengono sotto tiro l’imbocco della valle del Vajont. In tarda mattinata viene inoltre fatto saltare il ponte Campelli sul Piave, impedendo così l’avanzata tedesca. Rommel ordina quindi ad una compagnia di attraversare il Piave a Dogna, così da bloccare, sul lato opposto, la strada e la linea ferroviaria che portano a Belluno.


Foto 3. Schizzo della battaglia di Longarone disegnato da Rommel nel 1918. Immagine da M. RECH, La battaglia di Longarone: 9-10 novembre 1917, 1999, pp. 20-21.

A causa del fuoco di sbarramento italiano, che costringe le truppe tedesche a rimanere in attesa di rinforzi a Dogna, solo un piccolo gruppo attraversa il Piave, tagliando le vie di comunicazione all’altezza di Faè e catturando nell’arco della giornata circa una cinquantina di ufficiali e diverse centinaia di soldati italiani, ammassati a Villa Protti. A più riprese si cercherà di spostare i prigionieri verso Dogna, nonostante il continuo tiro italiano, usandoli anche come scudo per far passare più soldati da una parte all’altra del fiume.

Nel tardo pomeriggio, a Codissago, si scontrano contro gli Schützen alcune compagnie italiane, riuscite ad attraversare il Piave sui resti del ponte di legno che si trovava sotto Castellavazzo, vicino a Villa Malcolm. Gli italiani, con un’azione durata diverse ore fra le case del paese, a fuoco ravvicinato se non addirittura corpo a corpo, nonostante le perdite subite, riescono a catturare più prigionieri, ritirandosi poi a Longarone.


Foto 4. I ponti sul Maè distrutti dagli italiani durante le fasi finali della battaglia. Immagine da M. RECH, La battaglia di Longarone: 9-10 novembre 1917, 1999, p. 36.

Nel mentre, verso sera, calmandosi la tempesta di fuoco scatenata dagli italiani, Rommel decide di superare il Piave con due compagnie tedesche e una austriaca, raggiungendo così gli uomini del suo distaccamento sull’altra riva. Disposto un contingente a copertura delle spalle della formazione verso Belluno e un contingente con i prigionieri, il giovane tenente si lancia all’attacco con i restanti soldati verso Longarone.

Sebbene inizialmente gli uomini guidati da Rommel riescano ad attraversare il ponte ferroviario e quello stradale sul Maè, sbaragliando le prime difese italiane e arrivando Pirago, poco a sud di Longarone, l’avanzata viene bloccata da un fitto fuoco di sbarramento italiano, fortemente aggravato dal fuoco amico delle mitragliatrici disposte sull’altra riva del Piave. Il tenente è costretto ad ordinare ai suoi uomini di ritirarsi velocemente, mentre gli italiani partono in massa al contrattacco. Rommel e altri riescono a fuggire e nascondersi, mentre altri vengono colpiti o catturati. Il tenente corre poi a riorganizzare, appena in tempo, la linea di difesa creata a Faè, riuscendo a bloccare il contrattacco italiano.


Foto 5. Armi catturate agli italiani dopo la battaglia e ammassate davanti alla chiesa di Longarone. Si noti la firma in bianco «WGB» del Württembergisches Gebirgs Bataillon sulla porta della chiesa. Immagine da M. RECH, La battaglia di Longarone: 9-10 novembre 1917, 1999, p. 9.

Mentre continuano ad arrivare rinforzi verso Dogna, per ben sei volte durante la notte gli italiani cercano di sfondare la linea senza riuscirci. Rommel, infatti, ordina di incendiare abitazioni e stabili antistanti la linea per poter illuminare a giorno il campo di battaglia ed evitare sorprese dal nemico, opponendo così una migliore resistenza, grazie anche alle mitragliatrici, e catturando un gran numero di prigionieri.

Durante e dopo queste vicende, come ultima carta da giocare, alcuni reparti italiani tentano la fuga attraversando i monti per raggiungere il vallone bellunese e quindi le colonne italiane in ritirata.

All’alba del mattino seguente Longarone è accerchiata e tenuta sotto tiro da consistenti forze tedesche e austro-ungariche che nel frattempo sono scese da nord, lungo la valle del Piave, e da est uscendo dalla valle del Vajont e andando a rinforzare inoltre la linea di sbarramento all’altezza di Faè.


Foto 6. La divisa originale usata da Erwin Rommel nella Grande Guerra e donata dal figlio al Museo del Piave «Vincenzo Colognese» di Caorera, a Setteville, dove oggi è conservata ed esposta. Immagine gentilmente fornita dall’Associazione Museo del Piave.

Visto l’aggravarsi della situazione per le truppe nella sacca, Rommel tenta un’ultima avanzata da sud, attraversando le rovine dei due ponti sul Maè, fatti saltare come ultima resistenza dagli italiani, che, accerchiati, si arrendono. Sarà il sottotenente Schöffel, catturato nell’azione della sera prima a Faè e ora liberato con gli altri commilitoni, a consegnare a Rommel il messaggio della capitolazione del nemico firmata dal maggiore Lay, che porterà alla resa di oltre cento ufficiali, migliaia di soldati, animali, innumerevoli armamenti, mezzi e vettovaglie.

Oggi di questi tragici eventi restano poche tracce sul territorio, anche a causa della realizzazione della diga del Vajont e del successivo disastro, che ha interessato in larga parte i luoghi della battaglia. Va tuttavia segnalata la presenza di una divisa di Rommel della Grande Guerra e di alcune pagine del suo diario con altra documentazione storica relativa alla sua avanzata su Longarone, custodite presso il Museo del Piave “Vincenzo Colognese” di Caorera a Setteville, che si ringrazia per la disponibilità.

[Trinceo]


BIBLIOGRAFIA


  • La cavalcata di Rommel: Erwin Rommel e il battaglione da montagna del Wurttemberg da Caporetto al Grappa, Seren del Grappa, 2006.

  • La battaglia di Longarone: la retroguardia dell'armata del Cadore e l'ultima grande battaglia della storia, a cura di M. PASCOLI – P. GASPARI – M. RECH – G. TOSATO, Udine, 2023.

  • M. RECH, La battaglia di Longarone: 9-10 novembre 1917, Seren del Grappa, 1999.

  • E. ROMMEL, Fanteria all'attacco: dal fronte occidentale a Caporetto, Gorizia, 2004.

  • H. SCHITTENHELM, Rommel sul fronte italiano nel 1917: Wir zogen nach Friaul: esperienze di cameratismo tra Isonzo e Piave, Udine, 2000.

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