A partire dagli anni Venti, su spinta del regime fascista, Cortina d’Ampezzo inizia a ospitare eventi sportivi di grande rilevanza. Nel periodo tra le due guerre mondiali vi si svolgono varie edizioni dei campionati italiani di sci di fondo, discesa, bob, salto con gli sci, ma anche competizioni di rango internazionale, come i mondiali di sci nordico del 1927 e quelli di sci alpino del 1932. Nel 1941 tornano in Ampezzo entrambi i campionati, che vengono però annullati dalla Federazione internazionale sci (FIS) nel 1946, per aver visto la partecipazione dei soli Stati che non erano in guerra contro l’Italia o i suoi alleati. I tempi sono maturi per puntare alle Olimpiadi, e così, su iniziativa di Alberto Bonacossa — grande sostenitore anche delle due successive candidature —, Cortina d’Ampezzo si propone per ospitare i Giochi invernali del 1944. Alla sessione del CIO del 1939 le vengono effettivamente assegnati, ma, a causa del perdurare del conflitto bellico, l’edizione viene cancellata.
Terminata la Seconda guerra mondiale, e avviata la fase della ricostruzione, si può ricominciare a programmare grandi eventi. Nel 1947 viene proposto di candidare Cortina d’Ampezzo alle Olimpiadi invernali del 1952; all’inizio il Consiglio comunale vota decisamente contro, ma, in seguito alle pressioni del Prefetto di Belluno, viene dato parere favorevole. Nonostante ciò, i Giochi vengono assegnati a Oslo (Norvegia). La possibilità di candidarsi alle Olimpiadi viene nuovamente discussa nel 1948. Si propone di sottoporre la questione a un referendum popolare, ma in seguito a un confronto col CONI si preferisce accontentarsi della delibera favorevole del consiglio comunale. L’anno seguente le Olimpiadi invernali vengono assegnate a Cortina d’Ampezzo, la prima località italiana a ospitarle.
Negli anni seguenti si interviene sulla rete stradale e ferroviaria, ma anche idrica, telefonica, elettrica, fognaria, e ci si occupa della realizzazione o adeguamento dei siti delle gare. Per l’hockey vengono costruito il nuovo Stadio olimpico in località Sariéto e ammodernato il già esistente Stadio Apollonio a Revìs, mentre per il bob e il salto con gli sci vengono ricostruiti i vecchi impianti, presso i villaggi rispettivamente di Rònco e Zuèl. Allo sci alpino sono destinate le piste di Tofàna e Falòria, mentre per lo sci nordico si realizza uno stadio temporaneo nei pressi del villaggio di Campo. Per il pattinaggio viene scelto il Lago di Misurina, in Comune di Auronzo di Cadore, l’unica sede di gara al di fuori del territorio ampezzano. Non è previsto un villaggio olimpico, e gli atleti vengono alloggiati negli hotel e nelle case del paese.

Lo Stadio della neve, struttura temporanea realizzata per ospitare le gare di sci di fondo
Dopo sei anni di lavori, il 26 gennaio 1956 si svolge la cerimonia di apertura nel nuovo Stadio del ghiaccio; sono presenti le delegazioni di 32 Stati, il numero più alto raggiunto sino ad allora ai Giochi invernali. Nelle due settimane seguenti si svolgono le gare, trasmesse per la prima volta televisivamente a un pubblico internazionale. L’evento in sé è considerato un successo, grazie all’accurata organizzazione programmata negli anni precedenti, e all’importante coinvolgimento della classe dirigente locale. Il meteo sembra essere un problema: nonostante le temperature estremamente rigide (si arriva a -20°) la neve scarseggia, ma squadre di militari vengono incaricate di trasportare quella necessaria ai siti di gara.
L’eredità delle Olimpiadi è invece più dibattuta. Da una parte sono viste come un evento fondamentale per lo sviluppo del turismo ampezzano, ed effettivamente l’eco olimpica fa aumentare da quel momento il numero di arrivi in valle. Va evidenziato che già da decenni — salvo le interruzioni dovute alle guerre — le presenze annue erano in continua crescita, e avevano raggiunto una media di circa 650.000 negli anni precedenti le Olimpiadi. Tuttavia, è nel periodo successivo che giungono a superare il milione. Un discorso analogo va fatto per la crescita della popolazione: le prospettive lavorative e l’aumentato prestigio della località attirano nuovi abitanti, e il numero di residenti — già in continuo incremento da decenni — vive un’ulteriore accelerazione, passando da poco meno di 5.500 del 1948 a circa 7.200 nel 1960.
D’altra parte, l’evento lascia debiti che pesano a lungo sulle casse comunali, e, soprattutto, si accentuano fenomeni già presenti e che si riveleranno deleteri sul lungo periodo: lo sviluppo urbanistico disordinato e sovradimensionato, la vendita del patrimonio immobiliare a non residenti, la perdita di compattezza nella comunità e l’abbandono di attività economiche e pratiche sociali tradizionali. Le conseguenze negative non sono immediatamente visibili, ma inizieranno a manifestarsi a partire dagli anni Settanta, con un progressivo calo della popolazione, e un impoverimento del tessuto sociale ed economico ampezzano.

La pagina di un giornale dell’epoca
Negli anni successivi, in ogni caso, le Olimpiadi continuano a esercitare il loro fascino in Ampezzo, ormai scelta regolarmente come sede per eventi sportivi internazionali. Nel 1969 il presidente dello Sci Club Cortina dichiara: «Noi, a Cortina, una piccola Olimpiade la possiamo organizzare ogni anno» [1]. Effettivamente nei decenni successivi si susseguono le candidature: per i Giochi del 1988, poi disputati a Calgary (Canada), a quelli del 1992, assegnati ad Albertville (Francia). Infine, si giunge al 2019, quando l’accoppiata Milano-Cortina d’Ampezzo prevale su quella Stoccolma-Åre (Svezia), facendo tornare, quest’anno, i cinque cerchi all’ombra delle Tofane.
Oggi le vicende olimpiche ampezzane — e in particolare le Olimpiadi del ‘56 — ricevono valutazioni contrastanti, e, in ogni caso, sono viste come un punto di svolta per lo sviluppo del paese, in positivo o in negativo. Forse, però, non è corretto caricarle di un significato eccessivo, superiore a quello — comunque notevole — che effettivamente hanno avuto e continuano ad avere. Da una parte, è senz’altro vero che le Olimpiadi hanno inciso profondamente su Cortina d’Ampezzo: materialmente, nella sfera economico-sociale e nell’immaginario collettivo. Tuttavia, più che l’inizio di una nuova fase, vanno forse più correttamente considerate come una tappa all’interno di un percorso già avviato, particolarmente importante per la capacità di accelerare e amplificare tendenze già in atto da tempo.
Questo è l'ultimo post della serie "Non solo Olimpiadi: storia, cultura e territorio di Cortina d'Ampezzo", un progetto reso possibile da Cortinabanca, che ringraziamo ancora una volta per la generosa sponsorizzazione.
Speriamo di essere riusciti ad abbozzare almeno i tratti essenziali della complessa realtà ampezzana, e di aver suscitato la curiosità di superare i soliti luoghi comuni, con la consapevolezza che Cortina d'Ampezzo non è solo lo sfondo di un grande evento, ma un paese con secoli di storia, una cultura ricca, tradizioni e identità uniche.
Il contenuto di questo articolo è stato reso possibile grazie al contributo finanziario di Cortinabanca, nell'ambito del progetto “Non solo Olimpiadi: storia, cultura e territorio di Cortina d’Ampezzo”. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Cortinabanca. Cortinabanca non può quindi esserne ritenuta responsabile.
Immagine: loghi CRODAp e Cortinabanca
NOTE
[1] M. DIBONA – M. POLATO, Cent’anni di sci. Dallo Sport Club Ampezzo allo Sci Club Cortina. 1903-2003, Cortina d’Ampezzo, 2003, p. 113.
BIBLIOGRAFIA
M. DIBONA – M. POLATO, Cent’anni di sci. Dallo Sport Club Ampezzo allo Sci Club Cortina. 1903-2003, Cortina d’Ampezzo, 2003;
G. RICHEBUONO, Storia d’Ampezzo, Cortina d’Ampezzo, 2008.



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