Passa ai contenuti principali

Post 232 - Sport invernali

 


Le Dolomiti di fine Ottocento appaiono già in forme che a noi sembrano familiari: ricche di ristoranti e hotel, meta di alpinisti ed escursionisti da tutto il mondo (vedi il nostro post 231). C’è però un grande assente: l’inverno. Il turismo della prima generazione è infatti sostanzialmente estivo, e nei mesi freddi i forestieri sono rari, mentre in paese ci si riposa dai lavori agricoli. Slitte e racchette da neve sono certo diffuse, ma hanno essenzialmente una funzione pratica, non ludica o sportiva, con l’eccezione degli slittini, già usati per divertirsi soprattutto dai bambini.

La situazione inizia a cambiare a fine Ottocento. I primi sci delle Dolomiti vengono portati in Val Gardena nel 1893, per merito del viennese Emil Terschak. L’anno seguente è il turno della valle d’Ampezzo, dove vengono introdotti dal ceco Agostino Kolitsch, insegnante della locale Scuola d’Arte. In breve tempo la nuova disciplina si diffonde tra i valligiani, e compaiono i primi artigiani che si occupano di costruire e riparare l’attrezzatura necessaria. Nel 1900 lo stesso Terschak, dopo la parentesi gardenese, si trasferisce definitivamente in Ampezzo con tutta la sua famiglia. Proprio lui, assieme al figlio Fritz (o Friederik Adolf, o Federico), sarà tra i principali promotori degli sport invernali nella Conca.  


Immagine 1: Uno sciatore in una stampa di Max von Esterle (1906)

Nel 1901 si svolge la prima gara ampezzana di sci, e nel 1903 viene costituito lo “Sport Club Ampezzo - Tirol”. L’associazione, sebbene interessata a tutti i nascenti sport invernali, in breve tempo cambia denominazione in “Ski Club Ampezzo”. Negli anni seguenti lo sci entra nelle associazioni alpinistiche, come il CAI, l’Alpenverein (Sci club di Bolzano, 1913) e della SAT (“gruppo skyatori”, 1908). Tuttavia rimane uno sport poco diffuso, anche se nel corso della Prima guerra mondiale migliaia di soldati dell’esercito austro-ungarico e di quello italiano imparano a sciare per spostarsi più agevolmente sul fronte delle Dolomiti.

Nei primi decenni del Novecento il movimento sciistico cresce, e iniziano a distinguersi le varie discipline. Lo stile praticato originariamente è quello nordico, che unisce le caratteristiche degli attuali sci alpinismo e di fondo. Anche il salto con gli sci fa la sua comparsa precocemente, e già nel 1913 viene organizzata una gara in Ampezzo. Lo sci alpino, caratterizzato dalle discese sui pendii innevati, e che oggi è probabilmente il più praticato, si diffonde invece negli anni Trenta.

In tutto l’arco alpino nascono nuovi club, vengono organizzate gare e pubblicate guide sciistiche. Tuttavia i numeri sono ancora limitati: nel 1939 tra Trentino, Alto Adige e Bellunese esistono 59 club che raccolgono circa 3250 iscritti. Questi numeri contrastano con la propaganda del regime, che fa dello sci una metafora dei valori del fascismo e lo vuole praticato da oltre mezzo milione di persone.

Cortina d’Ampezzo diventa il luogo d’elezione per la promozione di questo ideale. Tra gli anni Venti e Quaranta vengono realizzati i primi impianti di risalita (sul primo in assoluto abbiamo pubblicato un CRODApics con bellissime foto d’epoca) e si definiscono i comprensori sciistici (Pocol, Tofana, Pierosà, Faloria). Nel 1923 vede la luce il primo trampolino stabile, presso il villaggio di Zuel, che in breve tempo viene affiancato e sostituito da altre strutture.

Negli stessi anni l’antico Ski Club Ampezzo viene ridenominato “Club Sportivo Dolomiti”, con caratteristiche ancora polisportive, ma che in breve si scinderà: da una parte lo Sci Club Cortina, dall’altra la Sportivi Ghiaccio Cortina, che si occupa di pattinaggio, hockey e bob. Nel 1933 viene anche istituita la Scuola Sci Cortina, la prima scuola di sci riconosciuta dalla FISI. Durante tutti gli anni Venti e Trenta le atlete e gli atleti ampezzani dominano la scena italiana, e la Conca diventa il palcoscenico di eventi sportivi di portata sia locale sia internazionale.


Immagine 2: Un affiche pubblicitaria degli anni ‘20


Sin dalla nascita del turismo invernale in Ampezzo lo sci è affiancato anche dalle discipline su ghiaccio. Già nel 1907 lo Sport Club Ampezzo chiede al Comune di utilizzare l’area di Revìs come pista da pattinaggio, e nella stessa località viene realizzato sotto il Fascismo lo Stadio Apollonio, usato a questo scopo fino alla costruzione dello Stadio Olimpico.

Tra anni Venti e Trenta sorgono squadre di hockey in Val Gardena, ad Alleghe e a Bolzano. Ampezzo non fa eccezione, e all’interno del Club Sportivo Dolomiti nasce la compagine locale (1924), che in breve tempo si rende autonoma come Sportivi Ghiaccio Cortina, vincendo anche il suo primo scudetto nel 1930-31. Sempre negli anni Trenta fa la comparsa in Ampezzo il curling, che prenderà però piede a partire dagli anni Cinquanta.


Immagine 3: Giocatori dell’Hockey Club Cortina e dell’Hockey Club Milano nel 1929


Allo Sport Club Ampezzo si deve anche la diffusione delle discipline di scivolamento in valle. Già nel 1904 l’associazione organizza una prima gara di ‘cocci’ tra Pocol e Cortina, laddove la parola ‘cocci’ non si riferisce a dei vasi rotti, ma è una buffa italianizzazione del termine ladino ampezzano ‘coce’ (“slittini”). Nel 1923 viene realizzata la prima pista da bob, a monte del villaggio di Ronco, ampliata e allungata in seguito. Durante gli anni Trenta il bob è affiancato a pattinaggio e hockey tra le discipline su ghiaccio, ma nel 1948 da una costola della Sportivi Ghiaccio nasce il Bob Club Cortina.


Immagine 4: La realizzazione della pista da bob di Ronco nel 1939

A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, nella valle d’Ampezzo – come nel resto delle Dolomiti – si assiste a un fenomeno per noi scontato, ma all’epoca completamente nuovo: la diffusione degli sport invernali. Progressivamente alla stagione turistica estiva si affianca quella invernale, che arriva addirittura a prevalere, creando nell’immaginario collettivo l’associazione  tra Dolomiti, sport, neve e ghiaccio. Un’associazione  però piuttosto recente, se paragonata alla storia millenaria e alle ricche identità di questo territorio, che oggi viene messo sempre più in difficoltà dall’innalzamento delle temperature e dalla carenza di acqua determinati dalla crisi climatica.

Il contenuto di questo articolo è stato reso possibile grazie al contributo finanziario di Cortinabanca, nell'ambito del progetto “Non solo Olimpiadi: storia, cultura e territorio di Cortina d’Ampezzo”. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Cortinabanca. Cortinabanca non può quindi esserne ritenuta responsabile.

 


 

BIBLIOGRAFIA

 

R. DECARLI, Lo sci sulle Alpi orientali, «Geschichte und Region / Storia e Regione», 2004, n. XIII/1, pp. 125-140.

M. DIBONA – M. POLATO, Cent’anni di sci. Dallo Sport Club Ampezzo allo Sci Club Cortina. 1903-2003, Cortina d’Ampezzo, 2003.

E. MAJONI – G. MARIOTTI – A. SPAMPANI, … da ra “rašpa” a ra “šcora… Nel 60º di fondazione della Scuola Sci Cortina, Cortina d’Ampezzo, 1994.

G. RICHEBUONO, Storia d’Ampezzo, Cortina d’Ampezzo, 2008.

Commenti

Post popolari in questo blog

Post 220 - Storia (breve) di Cortina d'Ampezzo

  I secoli più antichi della storia d’Ampezzo sono avvolti nel mistero, e i pochi indizi che abbiamo sono troppo incerti per poter delineare un quadro sicuro. La prima menzione di Ampicium compare in una pergamena del 1156, e non abbiamo dati archeologici certi antecedenti al Basso Medioevo. Questo non significa che fino a quel momento la conca non fosse abitata – o perlomeno frequentata –, ma, semplicemente, qualsiasi ricostruzione al riguardo, in base ai dati attuali, resta nel campo delle ipotesi. Foto 1: La prima pergamena in cui si nomina il “territorium de Ampicio”. A partire dal Duecento le fonti ci permettono di ricostruire un quadro più preciso. Ampezzo faceva parte del Cadore, ed erano già diffuse le “Regole”: delle istituzioni – ancora esistenti – formate dalle famiglie originarie del luogo, finalizzate alla gestione collettiva delle risorse naturali, come boschi e  pascoli. Il Cadore, già dominio feudale dei conti di Collalto e Da Camino, si costituisce in libera ...

Post 228 - I tanti nomi di Cortina d’Ampezzo

  La conca ampezzana è da secoli incastonata tra l’area romanza e quella tedesca, al centro della variegata realtà ladina. Oltre a questo, dopo una lunga storia incentrata sull’agricoltura e l’artigianato, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento ha vissuto un vertiginoso sviluppo del settore turistico. Questa ricchezza di influenze diverse, vicine e lontane, si riflette non solo sulla sua complessa identità, ma anche sulla varietà di nomi e soprannomi, con cui è – o è stata – conosciuta. Foto 1: Il territorio di “Ampezzo oder Hayden” nell’ Atlas Tyrolensis di Peter Anich e Blasius Hueber (1774) Ampezzo (in italiano) o Anpezo (in ladino ampezzano) È il nome originario del paese nella sua interezza, comprende i numerosi villaggi della conca ampezzana (es. Alverà, Chiave, Cortina, Mortisa, Ronco) e tutto il suo territorio (i boschi, i prati, le montagne). Per questo ‘Ampezzo’ è stata la denominazione del comune fino al 1923, mentre ‘Anpezo’ è il nome ufficiale in lingua ladina. Co...

Post 203 - Il Carnevale di Comelico Superiore

  Negli anni recenti il Carnevale in Comelico per molti è diventato una cosa quasi sacra: la preparazione, la vestizione, i riti della giornata sono ritenuti necessari e codificati. Guai se il Matazin si siede durante la festa in piazza, non esiste che a Dosoledo la calotta venga assemblata con le punte come a Casamazzagno e Candide, e ancora tante piccole cose che rendono la giornata complicata e magica. Durante la mia ricerca nel mondo dei carnevali europei ho scoperto che in realtà forse sarebbe meglio parlare di una nuova ritualizzazione dei carnevali. Foto 1:  L’arrivo della sfilata nel carnevale di Santa Plonia a Dosoledo Ma prima partiamo dalla definizione del termine. Oggi il Carnevale si caratterizza per raccogliere una serie di usanze e di pratiche comprese nel periodo tra Epiania e Quaresima.  Ma già si riscontrano dei problemi con l’inizio di detto periodo, dal 7 gennaio è Carnevale? O comincia dopo il 17, giorno di Sant’Antonio Abate? Inoltre qualcuno ha mai ...