Le Dolomiti di fine Ottocento appaiono già in forme che a noi sembrano familiari: ricche di ristoranti e hotel, meta di alpinisti ed escursionisti da tutto il mondo (vedi il nostro post 231). C’è però un grande assente: l’inverno. Il turismo della prima generazione è infatti sostanzialmente estivo, e nei mesi freddi i forestieri sono rari, mentre in paese ci si riposa dai lavori agricoli. Slitte e racchette da neve sono certo diffuse, ma hanno essenzialmente una funzione pratica, non ludica o sportiva, con l’eccezione degli slittini, già usati per divertirsi soprattutto dai bambini.
La situazione inizia a cambiare a fine Ottocento. I primi sci delle Dolomiti vengono portati in Val Gardena nel 1893, per merito del viennese Emil Terschak. L’anno seguente è il turno della valle d’Ampezzo, dove vengono introdotti dal ceco Agostino Kolitsch, insegnante della locale Scuola d’Arte. In breve tempo la nuova disciplina si diffonde tra i valligiani, e compaiono i primi artigiani che si occupano di costruire e riparare l’attrezzatura necessaria. Nel 1900 lo stesso Terschak, dopo la parentesi gardenese, si trasferisce definitivamente in Ampezzo con tutta la sua famiglia. Proprio lui, assieme al figlio Fritz (o Friederik Adolf, o Federico), sarà tra i principali promotori degli sport invernali nella Conca.

Immagine 1: Uno sciatore in una stampa di Max von Esterle (1906)
Nel 1901 si svolge la prima gara ampezzana di sci, e nel 1903 viene costituito lo “Sport Club Ampezzo - Tirol”. L’associazione, sebbene interessata a tutti i nascenti sport invernali, in breve tempo cambia denominazione in “Ski Club Ampezzo”. Negli anni seguenti lo sci entra nelle associazioni alpinistiche, come il CAI, l’Alpenverein (Sci club di Bolzano, 1913) e della SAT (“gruppo skyatori”, 1908). Tuttavia rimane uno sport poco diffuso, anche se nel corso della Prima guerra mondiale migliaia di soldati dell’esercito austro-ungarico e di quello italiano imparano a sciare per spostarsi più agevolmente sul fronte delle Dolomiti.
Nei primi decenni del Novecento il movimento sciistico cresce, e iniziano a distinguersi le varie discipline. Lo stile praticato originariamente è quello nordico, che unisce le caratteristiche degli attuali sci alpinismo e di fondo. Anche il salto con gli sci fa la sua comparsa precocemente, e già nel 1913 viene organizzata una gara in Ampezzo. Lo sci alpino, caratterizzato dalle discese sui pendii innevati, e che oggi è probabilmente il più praticato, si diffonde invece negli anni Trenta.
In tutto l’arco alpino nascono nuovi club, vengono organizzate gare e pubblicate guide sciistiche. Tuttavia i numeri sono ancora limitati: nel 1939 tra Trentino, Alto Adige e Bellunese esistono 59 club che raccolgono circa 3250 iscritti. Questi numeri contrastano con la propaganda del regime, che fa dello sci una metafora dei valori del fascismo e lo vuole praticato da oltre mezzo milione di persone.
Cortina d’Ampezzo diventa il luogo d’elezione per la promozione di questo ideale. Tra gli anni Venti e Quaranta vengono realizzati i primi impianti di risalita (sul primo in assoluto abbiamo pubblicato un CRODApics con bellissime foto d’epoca) e si definiscono i comprensori sciistici (Pocol, Tofana, Pierosà, Faloria). Nel 1923 vede la luce il primo trampolino stabile, presso il villaggio di Zuel, che in breve tempo viene affiancato e sostituito da altre strutture.
Negli stessi anni l’antico Ski Club Ampezzo viene ridenominato “Club Sportivo Dolomiti”, con caratteristiche ancora polisportive, ma che in breve si scinderà: da una parte lo Sci Club Cortina, dall’altra la Sportivi Ghiaccio Cortina, che si occupa di pattinaggio, hockey e bob. Nel 1933 viene anche istituita la Scuola Sci Cortina, la prima scuola di sci riconosciuta dalla FISI. Durante tutti gli anni Venti e Trenta le atlete e gli atleti ampezzani dominano la scena italiana, e la Conca diventa il palcoscenico di eventi sportivi di portata sia locale sia internazionale.
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| Immagine 2: Un affiche pubblicitaria degli anni ‘20 |
Sin dalla nascita del turismo invernale in Ampezzo lo sci è affiancato anche dalle discipline su ghiaccio. Già nel 1907 lo Sport Club Ampezzo chiede al Comune di utilizzare l’area di Revìs come pista da pattinaggio, e nella stessa località viene realizzato sotto il Fascismo lo Stadio Apollonio, usato a questo scopo fino alla costruzione dello Stadio Olimpico.
Tra anni Venti e Trenta sorgono squadre di hockey in Val Gardena, ad Alleghe e a Bolzano. Ampezzo non fa eccezione, e all’interno del Club Sportivo Dolomiti nasce la compagine locale (1924), che in breve tempo si rende autonoma come Sportivi Ghiaccio Cortina, vincendo anche il suo primo scudetto nel 1930-31. Sempre negli anni Trenta fa la comparsa in Ampezzo il curling, che prenderà però piede a partire dagli anni Cinquanta.

Immagine 3: Giocatori dell’Hockey Club Cortina e dell’Hockey Club Milano nel 1929

Immagine 4: La realizzazione della pista da bob di Ronco nel 1939
A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, nella valle d’Ampezzo – come nel resto delle Dolomiti – si assiste a un fenomeno per noi scontato, ma all’epoca completamente nuovo: la diffusione degli sport invernali. Progressivamente alla stagione turistica estiva si affianca quella invernale, che arriva addirittura a prevalere, creando nell’immaginario collettivo l’associazione tra Dolomiti, sport, neve e ghiaccio. Un’associazione però piuttosto recente, se paragonata alla storia millenaria e alle ricche identità di questo territorio, che oggi viene messo sempre più in difficoltà dall’innalzamento delle temperature e dalla carenza di acqua determinati dalla crisi climatica.
Il contenuto di questo articolo è stato reso possibile grazie al contributo finanziario di Cortinabanca, nell'ambito del progetto “Non solo Olimpiadi: storia, cultura e territorio di Cortina d’Ampezzo”. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni di Cortinabanca. Cortinabanca non può quindi esserne ritenuta responsabile.
BIBLIOGRAFIA
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