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Post 223 - I pesci tropicali delle Dolomiti

 

Cosa ci fanno dei fossili di pesci minuscoli nel cuore delle Dolomiti? Ci raccontano che questa zona delle Alpi in passato aveva un aspetto molto diverso. 
240 milioni di anni fa un mare tropicale sorgeva in corrispondenza delle attuali Dolomiti, con al suo interno un arcipelago di isolotti costruiti da organismi marini produttori di calcare (alghe e batteri soprattutto, ma anche gasteropodi, bivalvi, coralli).


1. Complessi di scogliera ladinico-carnici. Fonte, Le Dolomiti, Leonardi, 1967

2. Esempio bacino tropicale attuale nel Mar Rosso lato Arabia Saudita,

Il più grande degli isolotti conosciuti, comprendente Pale di S. Martino, Pale di S. Lucano e Civetta, aveva al suo interno un piccolo bacino abbastanza profondo, le cui particolari rocce scure (calcari bituminosi) hanno permesso la fossilizzazione di molti organismi, tra cui antichi pesci.
La zona di cui vi parliamo in particolare è quella dell’alta Val Corpassa, in comune di Taibon Agordino, presso Malga Pelsa (ca. 1800 m s.l.m.). Esplorazioni condotte nell’ultimo decennio hanno fatto scoprire centinaia i fossili di piante e animali, tra cui ammoniti, che hanno datato le rocce al Ladinico superiore (Triassico Medio), circa 238 milioni di anni fa (sì, il Ladinico prende proprio il nome dalla lingua ladina, ed è chiamato così in tutto il mondo!).


3. Malga Pelsa e il sito

4. Protrachyceras longobardicum, Ammonite per datazione 1


5. Protrachyceras archelaus, Ammonite per datazione 2


Per capirci, gli ultimi tirannosauri (estinti 66 milioni di anni fa) sono più vicini nel tempo a noi di quanto lo siano alle due specie di piccolissimi pesci trovate in questi siti e di cui vi parleremo a breve.

6. Scala stratigrafica.

Come è stato possibile identificare i fossili?
Nonostante i pesci misurino poche paia di centimetri e fossilizzatisi con ossa e scaglie nere su roccia scura con preservazione non sempre ottima, i ricercatori sono riusciti ad individuarli aprendo le lastre di roccia del Pelsa e a studiarli al microscopio. Sono state scoperte caratteristiche anatomiche peculiari che hanno permesso di identificare questi fossili come come due nuove specie di un genere già conosciuti in Europa e perfino in Cina.


7. H. zuitaensis


8. paleobiogeografia


Per chi fosse interessato, trovate tutti i dettagli paleontologici per esteso nell’articolo originale.
Il genere si chiama Habroichthys ed è caratterizzato da dimensioni molto ridotte (mediamente 3 cm) e corpi ricoperti lateralmente da delle scaglie molto alte e bombate che  conferiscono loro sezione ovale. La testa invece, con anche delle ossa relativamente grandi, ha una sezione più a scatola e i grandi occhi occupano circa il 40% della lunghezza del cranio.


9. H. zuitaensis



10. ricostruzione

Le due nuove specie sono state chiamate Habroichthys zuitaensis, in onore del Zuita (nome in ladino del monte Civetta), e Habroichthys dincae, dedicata alla dott.ssa Chiara D’Incà della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, che ha aiutato ad ottenere i permessi per le esplorazioni sul campo.


11. Holotipi zuitaensis e dincae

Un’altra caratteristica particolare di questo genere è il dimorfismo sessuale, ovvero la presenza di caratteri notevolmente diversi a seconda del genere dell’esemplare. In questo caso, i presunti maschi presentano delle scaglie ovali davanti nell’area perianale. Inoltre, su alcuni raggi della pinna anale sono presenti dei piccoli uncini che sarebbero potuti essere usati durante l’accoppiamento.

12. H. zuitaensis pinna anale maschio


13. Holotipi zuitaensis e dincae pinne anali maschi




Notevole il fatto che siano stati perfino trovati esemplari giovanili (detti avannotti), che ci permettono di studiare come questi pesci cambiavano durante la crescita. Uno di loro (di solo 1,3 cm, forse ancora una larva) è probabilmente uno dei più piccoli pesci fossili mai pubblicati in letteratura. La loro presenza ci permette di affermare che il bacino del Pelsa/Vazzoler fosse un luogo protetto e ricco di vita in cui i pesci erano soliti riprodursi e deporre le uova.


14. giovanili e altri dettagli


Riguardo al suo stile di vita, è probabile che il genere Habroichthys avesse di norma un comportamento gregario, muovendosi in banchi. Era inoltre verosimilmente sospensivoro: si sarebbe nutrito nuotando con la bocca aperta e catturando particelle in sospensione e plancton. Una dieta quindi generalista che poteva comprendere piccoli invertebrati, alghe e larve di altri animali.
Come per i piccolissimi pesci delle attuali barriere coralline, si pensa che Habroichthys e gli altri minuscoli pesciolini del Triassico giocassero un ruolo importantissimo nella catena alimentare, in quanto in poco tempo fornivano grandi quantità di biomassa che veniva predata da animali via via più grandi. 


Ma tutto questo è solo un assaggio! Per saperne di più, scopri lo studio completo di Conedera et al. (2025) su ScienceDirect.

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