La fine del XV secolo fu per la città di Belluno uno dei periodi di maggior fervore edilizio, di rinnovamento e di orgoglio civico. La naturale conseguenza di questo atteggiamento fu la crescita della necessità di decorazione artistica per i nuovi edifici, richiesta soddisfatta da artisti locali e non.
In questo contesto lavora Matteo Cesa, pittore e scultore sulla cui vita si hanno scarse notizie, ma che potrebbe essere vissuto approssimativamente tra il 1425 e il 1495. Informazioni fondamentali su di lui e sulla famiglia Cesa, estinta nel 1624, provengono da Mons. Lucio Doglioni, che nel Settecento ricavò parte dell’albero genealogico dei Cesa da alcune pergamene notarili medievali oggi perdute.
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| Foto 1: Albero genealogico Cesa, opera di L. Doglioni, Biblioteca Civica di Belluno, ms. 477, p. 42. |
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| Foto 2: Trascrizione e traduzione dell'albero genealogico Cesa di L. Doglioni |
Matteo Cesa era figlio del pittore Donato, detto Giovanni, di cui non si conservano manufatti. Dell’operato giovanile di Matteo, probabilmente vicino al gusto tardo gotico, non sopravvive nulla. Restano invece alcuni polittici e sculture policrome successive agli anni 70 del Quattrocento, riferibili alla sua maturità ed eseguite in tempi ravvicinati, come suggerisce l’omogeneità stilistica.
Probabilmente le opere più antiche pervenuteci di Matteo Cesa (databili tra il 1470 e il 1480) sono quelle conservate alla Gemäldegalerie di Berlino: una Madonna con Bambino tra i simboli degli evangelisti e una Madonna con Bambino tra i santi Pietro, Apollonia, Caterina d’Alessandria, Francesco d’Assisi. In entrambe le opere, accanto a modi che si rifanno a quelli di Bartolomeo Vivarini, Cesa trascina ancora alcune caratteristiche del gusto tardo gotico come il fondo dorato e il tipico, sebbene leggero, ancheggiamento delle figure stanti, riconoscibile soprattutto in Santa Apollonia.
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| Foto 3: Madonna con Bambino tra i simboli degli evangelisti, 1470-1480, Gemäldegalerie di Berlino |
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| Foto 4: Madonna con Bambino tra i santi Pietro, Apollonia, Caterina d’Alessandria, Francesco d’Assisi, 1470-1480, Gemäldegalerie di Berlino |
Databili tra il 1480 e il 1490 sono, invece, i trittici conservati nella chiesa di Santa Lucia di Cet e nel Museo Civico di Belluno. A questo punto Cesa aveva maggiormente assimilato il gusto proveniente dalle grandi città venete, rifacendosi in particolare ai Vivarini. Nelle cornici, che sono molto probabilmente originali e intagliate nell’ambito della sua bottega, troviamo un gusto fiorito, tardo gotico, ancora richiesto e apprezzato dalla committenza bellunese del tempo.
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| Foto 5: Madonna in trono col Bambino tra Santa Lucia e San Sebastiano, 1480 - 1490, chiesa di Santa Lucia di Cet |
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| Foto 6: Madonna in trono col Bambino tra San Michele Arcangelo e San Gottardo, 480-1490, Museo Civico di Belluno |
Nel 1486 giunse a Belluno, per l’altare della chiesa di Santa Maria dei Battuti, una pala realizzata da Alvise Vivarini che portava in città il modello più aggiornato di dipinto d’altare veneziano, monumentale e solenne, con un elevatissimo grado di mimesis, realismo, sia nelle figure sia nella luce che le investiva, che si accordava nella direzione a quella proveniente da una finestra della chiesa. Quest’opera probabilmente ebbe un’influenza maggiore a Venezia che a Belluno: i pittori locali, infatti, cominciarono a convertirsi alla maniera di Alvise solo a fine secolo. L’opera di Matteo Cesa che meglio testimonia questa tendenza è una Madonna con Bambino tra i santi Paolo, Martino, Lucano e Gioatà, datata 1490-1500 e conservata alla Gemäldegalerie di Berlino. Questa è la prima pala conosciuta di Cesa che presenta un campo figurativo unificato e si rifà nella composizione spaziale a quella di Alvise.
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| Foto 7: Madonna in trono con Bambino, santi e angeli, 1486, poi spostata al Kaiser Friedrich Museum e distrutta nel 1945 |
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| Foto 8: Madonna con Bambino tra i santi Paolo, Martino, Lucano e Gioatà, 1490-1500, Gemäldegalerie di Berlino |
Vicina all’impostazione di Alvise Vivarini, tanto da sembrare una trasposizione lignea, è anche l’ancona lignea della cappella Pagani-Cesa della chiesa di Santo Stefano di Belluno, realizzata tra il 1486 e il 1490. In passato veniva attribuita ad Andrea Bellunello, oggi invece alla bottega Cesa, sia per divergenze stilistiche con le altre sue opere, sia perché appare strano che Matteo, al tempo capofamiglia e capobottega, potesse commissionare a qualcun’altro la realizzazione delle decorazioni della cappella di famiglia.
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| Foto 9: Madonna in trono con Bambino, santi e angeli, 1486-1490, chiesa di Santo Stefano di Belluno |
NOTE
BIBLIOGRAFIA
LUCCO, Mauro (a cura di), La pittura nel Veneto. Il Quattrocento, Milano, 1989, pp. 576-597;
DOGLIONI, Virginio Andrea, Un codice del 1458 del pittore Matteo Cesa e alcuni suoi disegni. Notizie sulla famiglia Cesa, sulla vita e sull’arte di Matteo, «Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore», XXVIII (1957), n. 138, pp. 4-13.










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