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Post 197 - Sole e acqua

 


Oggi trattiamo due parole molto comuni, che però come vedrete hanno una storia molto interessante. 

Partiamo dalla parola ‘sole’, che per tutte gli idiomi della provincia parte dalla radice latina sole(m)


Come vedete nello schema qui sotto però ha due evoluzioni: una che prosegue direttamente dal lemma originario, e l’altra che invece parte dal diminutivo *soluculu(m)’.




Nell’Agordino fino a Laste, come nel feltrino-bellunese e zone afferenti si è affermato il primo filone con la perdita della vocale finale: sol. Così in Zoldo, dove la vocale si è allungata in sool.


Le altre varianti ladine della provincia seguono il secondo filone, con l’aggiunta del suffisso -uculu(m): *soluculu (un po’ come se si dicesse ‘solocchio’ in italiano).

Oltre all’apertura di -U finale in -O, la parola conosce altre due evoluzioni: 

  • il “rotacismo” della -L-, ovvero il passaggio al suono -R-; 

  • la contrazione del suffisso, che perde una vocale (e quindi una sillaba) passando a -uclo. La -C- si sonorizza quindi in -G-.

La vocale -U- accentata quindi, in *soruglo, si apre in -O-: si arriva quindi alla variante *soroglo, probabile antenato comune a tutte le varianti attualmente diffuse. 


Attraverso la palatalizzazione della vocale finale si è evoluta quindi la forma sorogle (Livinallongo).

Le varianti cadorine invece hanno conosciuto una palatalizzazione progressiva del nesso di suoni -GL-: siccome -L- è un suono palatale, che si pronuncia appoggiando la lingua al palato anteriore, questo ha influenzato il suono -G- che lo precede. 

-G-, che si pronuncia invece con la lingua sulla parte posteriore del palato, il “velo”, si è evoluto quindi nella “G morbida” (dell’italiano ‘gelato’). Da *sorogio si è passati a una palatalizzazione ancora più avanzata, in soroio, conservatasi in Ampezzo.


Tra Auronzo e il Comelico ci sono poi state ulteriori evoluzioni vocaliche che hanno portato alle varianti:

  • Saroio, attestata in Auronzo, con apertura della -O- in -A-

  • Suroiu, attestata a Candide, con chiusura di entrambe le -O- non accentate in -U-

  • Suroio, attestata a Costalta (con evoluzione simile)

  • Saroiu, attestata a Dosoledo (idem)


Un fatto interessante è che l’evoluzione comune ai ladini bellunesi da *soluculu(m), con questo particolare suffisso, li distingue sia dai ladini del Trentino-Alto Adige, sia dai friulani, che sono invece partiti da *soliculu(m): soreie (Fassa), sorëdl (Badia), soreli (Friuli). 


Passando invece alla parola ‘acqua’, la variazione geografica è meno articolata ma comunque significativa. Dal latino aqua(m) si è evoluta una radice comune con sonorizzazione del nesso -QU- in *agua. Con la semplificazione dello stesso si giunge ad aga, forma di base comune del ladino cadorino.

Le varianti del resto della provincia prevedono invece un passaggio attraverso il dittongamento in *aigua.


Abbiamo quindi una biforcazione tra le varianti che hanno mantenuto il dittongo e quelle che lo hanno perso:


  • Aiva (Agordino e Zoldo) ed eiva, palatalizzata, (Rocca Pietore e Laste) hanno conosciuto la regolare evoluzione del nesso -GU- in -V-.


Albero evolutivo della parola acqua


Disclaimer da mettere in didascalia:

NB: questo schema non vuole rappresentare l’ordine cronologico sicuro dei fenomeni evolutivi, spesso di difficile ricostruzione, ma solo indicativi rapporti di cambiamento e di parentela tra le varianti.


Un altro ramo ha invece ridotto il dittongo a E-: ègua (propria del bellunese-feltrino e delle aree afferenti). La variante ega, con riduzione del nesso -GU- è diffusa a La Valle Agordina e a Pieve di Cadore. Livinallongo anche segue questo filone con ièga, che conosce un dittongamento ulteriore.


In Valbelluna l’uso della variante propria, egua, ha progressivamente ridotto il proprio areale di diffusione negli ultimi decenni, sostituita dall’italianizzante acua, e rimane ad oggi vitale solo in zone e contesti molto limitati. Nondimeno rimane vitale ed è auspicabile un suo recupero completo, per invertire il processo di impoverimento linguistico degli idiomi locali.



A cura di MUSLA e per CRODAP [Nic]. 



BIBLIOGRAFIA


PELLEGRINI, G. B. – SACCO, S., Il ladino bellunese. Atti del convegno internazionale (Belluno, 2-3-4 giugno 1983), Belluno, 1984.


NICOLAI L., Il dialetto ladino di Selva di Cadore. Dizionario etimologico, Belluno, 2000.


GUGLIELMI L., I ladini del sororio. Storia, caratteri e prospettive del ladino in provincia di Belluno, Belluno, 2011.

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