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Post 160 - 18 novembre 1944: la rappresaglia nazista di Gena Alta

 


Era un nevoso mattino autunnale quello del 18 novembre 1944, quando le camionette tedesche con alcune centinaia di soldati entrarono in Val del Mis per un’azione di rastrellamento e rappresaglia. Già da giorni si vociferava che ci sarebbe stata un’operazione da parte degli occupanti, e così, per salvarsi da possibili incendi, alcuni del paese di Mis, all’imbocco della valle, avevano sgomberato le abitazioni.


Gena Alta vista dalla strada di accesso al paese. Foto dell’autore.

Il convoglio, tuttavia, passò oltre e si inoltrò nella valle, chiamata il Canal del Mis, che all’epoca non era ancora occupata dal lago artificiale.


Gena Alta negli anni '50.

Visto il pericolo imminente, gli abitanti del mulino della Soffia cercarono di allertare la popolazione, interrompendo ad intermittenza l’erogazione della corrente elettrica diretta a Gena Alta. L’arrivo delle camionette militari era comunque ben visibile anche dalle alture su cui sorge il paese. 


Il Cogol della Lorezza. Foto di Elvio Damin.

Il sentore di un rastrellamento peraltro già c’era, visto che era nota la presenza nelle montagne dei partigiani della brigata Pisacane, nascosti in casere o in anfratti rocciosi, come il grande Cógol della Lorezza, antro naturale raggiungibile lungo un sentiero impervio. Proprio qualche giorno prima i tedeschi avevano già sparato verso i monti alle spalle di Gena Alta.


Scorcio sulle case di Gena Alta. Foto dell’autore.


I soldati nazisti, alcuni altoatesini, iniziarono la salita a piedi lungo la mulattiera che in circa 2 km e con quasi 400 metri di dislivello porta a Gena Alta. Quando intorno alle 9 le truppe raggiunsero Gena Alta, trovarono la popolazione inerme. Alcuni uomini avevano deciso di restare in paese per non allarmare i tedeschi ed evitare ritorsioni sui propri famigliari, viceversa altri erano scappati e si erano nascosti.


Mentre avveniva l’ispezione dell’abitato e la gente era ammassata nei prati sottostanti le case, un ragazzo venne percosso dai tedeschi, perché ritenuto per errore partigiano. 


Alcuni uomini furono poi costretti ad accompagnare i tedeschi verso le casere oltre il paese, obbligati a portare materiale vario, come le apparecchiature radio trasmittenti. Tra i restanti abitanti vennero scelti altri cinque uomini come guide verso un punto preciso che i soldati avevano ben segnato sulla cartina che avevano tra le mani: il Cogol della Lorezza. Dei cinque scelti, tutti tra di loro parenti, Riccardo, Servilio e Marcello Casanova erano capi famiglia, mentre Mario Casanova e Angelo Balzan erano ragazzi non ancora sposati.


Angelo Balzan, 18 anni

Mario Casanova, 24 anni


Servilio Casanova, 41 anni

Marcello Casanova, 49 anni

Riccardo Casanova, 51 anni

Nonostante i tentativi di allungare il giro e depistare i soldati nazisti, questi vollero fermarsi ad un bivio per poi deviare, accompagnati dai 5 ostaggi, verso il Cogol della Lorezza. Là trovarono le braci ancora fumanti lasciate dai partigiani, fuggiti poco prima per delle cenge esposte. Fu allora che venne ucciso il giovane Mario Casanova.


Il contingente tedesco, tornato a Gena coi quattro civili risparmiati, requisì tutto il bestiame presente in paese, costringendo gli abitanti stessi a condurlo a valle, seguiti più indietro dai quattro superstiti con altri soldati. 


Lapide in ricordo di Mario Casanova presso il Cogol della Lorezza. Foto di Elvio Damin


Mentre a Gena Alta veniva dato fuoco all’abitato, davanti ad anziani, donne e bambini terrorizzati, vicino alla fontana di Gena Media si consumò l’atto finale della feroce rappresaglia nazista. I quattro superstiti, infatti, furono colpiti a morte a lato della strada, e i loro corpi lì abbandonati vennero scoperti la mattina seguente da alcuni ragazzini:  gli stessi figli e parenti degli uccisi che percorrevano la strada. 


Capitello a ricordo dei morti presso Gena Media, vicino a dove furono uccisi i restanti quattro ostaggi. Foto dell’autore.

Le famiglie superstiti, private del bestiame per sostentarsi, del fieno per l’inverno, delle case andate a fuoco, coi mariti e i figli trucidati per rappresaglia, dovettero cercare ospitalità nei giorni seguenti da parenti e amici, fino all’avvio della ricostruzione delle case.


Giovanna De Donà, madre di Mario Casanova, tra le case in ricostruzione dopo l'incendio. Immagine di Pieranna Casanova.

Le salme delle vittime furono seppellite al cimitero di Sospirolo, dove ancor oggi si trovano.


[Trinceo], in collaborazione con Pieranna Casanova


Bibliografia:


SIRENA A. 2021, La memoria delle pietre: lapidi e monumenti della Resistenza in provincia di Belluno, Treviso, Editoriale Programma.

CASANOVA P. 2001, Una storia, tante storie: la vita e la gente del Canal del Mis, Feltre, Parco nazionale Dolomiti bellunesi.





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