Passa ai contenuti principali

Post 150 – L’antico mastio del castello di Feltre

 


La Torre del Campanon svetta con i suoi 34 metri di altezza sul punto più alto della cittadella. La sua cima è un punto di vedetta molto ampio a 360 gradi, e viceversa da tutte le zone della conca feltrina è possibile scorgere la sua mole. Si tratta di una delle poche strutture superstiti dell’antico castello, andato progressivamente in disuso a partire dall’inizio del ‘500.


Foto 1


Sappiamo ancora poco dell’origine e in generale della storia del castello nei secoli medievali; ad ogni modo il Campanon era la torre centrale, più imponente, il cosiddetto ‘mastio’. È una struttura abbastanza articolata e interessante, non fosse altro che per la sua lunga storia. La torre poggia su delle fondamenta databili al X secolo (o massimo inizio XI). 

In mille anni di vita ha subito moltissime trasformazioni e consolidamenti: la parte del basamento, fino a 19 metri di altezza, è infatti databile al ‘200. È a pianta quadrata, con un lato di 8 metri abbondanti, e lo spessore murario raggiunge i due metri al livello più basso. Fa una certa impressione, eppure per una torre di questa altezza sono mura molto sottili.


Foto 2

Sappiamo infatti che originariamente era molto più bassa di come la vediamo attualmente. Fu progressivamente innalzata in varie fasi, tra il ‘300 e il ‘500, fino a raggiungere l’altezza attuale appena dopo il 1579 (vi parleremo tra poco di cosa accadde in quell’anno).

Ci sono numerosi elementi strutturali interessanti, come per esempio le grandi aperture ad arco duecentesche del secondo piano (foto 2). A cosa servivano? Dove portavano? È ancora incerto. Forse a metà altezza della torre erano montate delle bertesche (le strutture sporgenti in legno diffuse all’epoca su mura e strutture difensive). Però non possiamo nemmeno escludere a priori che i soldati di guarnigione ci tenessero un bel balcone fiorito di gerani e surfinie. Sfatiamo questo mito del medioevo come epoca buia e rozza.


Foto 3: mensole in pietra che reggevano un antico solaio. Si noti come la finestra sulla parete di sfondo sia tagliata dalla scala, che suggerisce quindi una conformazione originale differente.

Un altro elemento interessante sono alcuni blocchi di pietra sporgenti dalle pareti interne (foto 3). A ben guardare è evidente che in origine reggevano un solaio, non più esistente. In effetti sappiamo che in origine all’interno della torre erano presenti più solai di quelli attuali: andarono distrutti, assieme alle scale e a tutte le strutture di legno nel 1579, quando un fulmine colpì la cima della torre scatenando un incendio, che consumando la travatura della cella campanaria fece precipitare le campane fino a terra.


Foto 4

Le strutture di legno attuali, come per esempio l’enorme struttura in larice a sostegno della campana, la scala che permette di salire, con gradini in legno di pero, e la cassa centrale in cui scorrevano i pesi del vecchio orologio, vennero ricostruite o aggiunte nei secoli successivi. Il complesso, quindi, è formato da una serie di elementi stratificatisi nei secoli, dai più recenti (risalenti a un centinaio d’anni fa), fino ai più antichi, che si conservano addirittura dalla fine del ‘500.


Foto 5

Foto 6: Aperture ad arco tardoromaniche ora murate, visibili sulla facciata meridionale della torre.


Commenti

Post popolari in questo blog

Post 220 - Storia (breve) di Cortina d'Ampezzo

  I secoli più antichi della storia d’Ampezzo sono avvolti nel mistero, e i pochi indizi che abbiamo sono troppo incerti per poter delineare un quadro sicuro. La prima menzione di Ampicium compare in una pergamena del 1156, e non abbiamo dati archeologici certi antecedenti al Basso Medioevo. Questo non significa che fino a quel momento la conca non fosse abitata – o perlomeno frequentata –, ma, semplicemente, qualsiasi ricostruzione al riguardo, in base ai dati attuali, resta nel campo delle ipotesi. Foto 1: La prima pergamena in cui si nomina il “territorium de Ampicio”. A partire dal Duecento le fonti ci permettono di ricostruire un quadro più preciso. Ampezzo faceva parte del Cadore, ed erano già diffuse le “Regole”: delle istituzioni – ancora esistenti – formate dalle famiglie originarie del luogo, finalizzate alla gestione collettiva delle risorse naturali, come boschi e  pascoli. Il Cadore, già dominio feudale dei conti di Collalto e Da Camino, si costituisce in libera ...

Post 228 - I tanti nomi di Cortina d’Ampezzo

  La conca ampezzana è da secoli incastonata tra l’area romanza e quella tedesca, al centro della variegata realtà ladina. Oltre a questo, dopo una lunga storia incentrata sull’agricoltura e l’artigianato, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento ha vissuto un vertiginoso sviluppo del settore turistico. Questa ricchezza di influenze diverse, vicine e lontane, si riflette non solo sulla sua complessa identità, ma anche sulla varietà di nomi e soprannomi, con cui è – o è stata – conosciuta. Foto 1: Il territorio di “Ampezzo oder Hayden” nell’ Atlas Tyrolensis di Peter Anich e Blasius Hueber (1774) Ampezzo (in italiano) o Anpezo (in ladino ampezzano) È il nome originario del paese nella sua interezza, comprende i numerosi villaggi della conca ampezzana (es. Alverà, Chiave, Cortina, Mortisa, Ronco) e tutto il suo territorio (i boschi, i prati, le montagne). Per questo ‘Ampezzo’ è stata la denominazione del comune fino al 1923, mentre ‘Anpezo’ è il nome ufficiale in lingua ladina. Co...

Post 203 - Il Carnevale di Comelico Superiore

  Negli anni recenti il Carnevale in Comelico per molti è diventato una cosa quasi sacra: la preparazione, la vestizione, i riti della giornata sono ritenuti necessari e codificati. Guai se il Matazin si siede durante la festa in piazza, non esiste che a Dosoledo la calotta venga assemblata con le punte come a Casamazzagno e Candide, e ancora tante piccole cose che rendono la giornata complicata e magica. Durante la mia ricerca nel mondo dei carnevali europei ho scoperto che in realtà forse sarebbe meglio parlare di una nuova ritualizzazione dei carnevali. Foto 1:  L’arrivo della sfilata nel carnevale di Santa Plonia a Dosoledo Ma prima partiamo dalla definizione del termine. Oggi il Carnevale si caratterizza per raccogliere una serie di usanze e di pratiche comprese nel periodo tra Epiania e Quaresima.  Ma già si riscontrano dei problemi con l’inizio di detto periodo, dal 7 gennaio è Carnevale? O comincia dopo il 17, giorno di Sant’Antonio Abate? Inoltre qualcuno ha mai ...