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Post 115 - La carta, Vas e gli Ottomani

 


Cosa legava il piccolo paese di Vas al grande impero Ottomano nel Seicento? La carta. Per spiegare come, partiamo dall'inizio.

Vas è attraversato da un torrente chiamato Fium, utilizzato fin dal Trecento per azionare ruote idrauliche che servivano per la macina del grano, la follatura dei panni di lana o per la segatura del legname. Tuttavia per molto tempo l’economia di questo villaggio fu incentrata sull’agricoltura e sull’allevamento, finché una famiglia nobile veneziana, i Gradenigo, non decise di costruire una cartiera nei propri possedimenti. La scelta di avviare questo tipo di attività in una località isolata non era un’idea del tutto assurda, perché l’utilizzo dell’acqua del torrente Fium permetteva di produrre carta molto bianca e quindi di qualità. 


Infatti, per creare un foglio di carta, si dovevano prima lavorare gli stracci, ovvero le cellulose delle fibre vegetali, che venivano fatti macerare nell’acqua e poi sminuzzati attraverso dei pistoni azionati da ruote idrauliche. Più l’acqua della macerazione era pulita e più bianco si poteva ottenere il foglio. Da queste prime lavorazioni si otteneva una pasta di cellulosa che veniva poi pressata e asciugata su dei graticci di rame, creando così dei fogli di carta su cui si intravedono i segni delle grate. 


Fin dal Medioevo le varie cartiere, per distinguere le loro lavorazioni, creavano sui graticci dei simboli o delle scritte con il filo di rame, così da imprimerle sul foglio finito. Questi stemmi impressi sulla carta sono detti ‘filigrane’. Anche la cartiera di Vas aveva questo tipo di simbolo.


Ma quindi cosa c’entravano gli Ottomani con Vas?

Grazie alle filigrane si riescono ad individuare le carte prodotte dalle singole cartiere, così tra le numerose carte esportate dalla Repubblica di Venezia verso l’impero Ottomano si sono ritrovate quelle di Vas. Alcune sono state individuate in Bulgaria, altre in Kosovo, altre ancora nel Peloponneso, ma il ritrovamento più interessante è forse quello di una carta vassese utilizzata in un manoscritto samaritano (nord della Palestina) tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. 


[Sandro]

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