Passa ai contenuti principali

Post 54 - Casera Staulanza dal Paleolitico superiore

Foto 1: Malga Staulanza. Foto di valdizoldo.net.

Oggi, dopo tanto tempo, torniamo a parlare di quelle fasi così antiche da creare difficoltà nell’immaginare non solo il paesaggio, ma la vita stessa delle persone.

Il nostro viaggio indietro nel tempo ci porta all’Epigravettiano recente.


Il sito che vi presentiamo si trovi a 1681 metri di quota: si tratta di Casera Staulanza in comune di Val di Zoldo, tra le pendici dei monti Pelmetto e Crot, su un piccolo dosso prospiciente la casera. Il sito è stato individuato tra il 2011 e il 2012, durante delle campagne esplorative dell’Università degli Studi di Ferrara in supporto del comune di Selva di Cadore e dell’associazione Amici del Museo di Selva di Cadore. Le campagne archeologiche che hanno interessato il sito sono state svolte dal 2013 al 2018.


Gli archeologi a Casera Staulanza hanno individuato due suoli: il primo (e più recente), chiamato US 12, si è formato in epoca sub-recente, invece, l’US 18/7 si è formato in ambiente forestale in Età tardoglaciale.


Foto 2: Campagna di scavo 2017. Foto A. Pozzato (Fontana & alii 2019).

Fermi tutti! Ma cos’è un suolo? Effettivamente serve un piccolo inquadramento terminologico. Dicesi "suolo" (in maniera estremamente semplificata) uno strato che è rimasto esposto agli agenti atmosferici e ad altri possibili fattori di alterazione, ma non a movimenti. In altre parole un suolo non può formarsi teoricamente su una frana attiva o su un terreno agrario costantemente rimaneggiato. Quest'ultimo infatti si altera a livello chimico e muta, dividendosi in orizzonti riconoscibili.


Per tornare al nostro sito, è proprio sul suolo più antico che arrivarono le frequentazioni più importanti. Lo scavo ha restituito ben 11.000 prodotti e sottoprodotti di industria litica, moltissimi localizzati nel settore nord del sito, e proprio i 5.120 reperti trovati nel nord del sito hanno permesso di posizionare cronologicamente il sito tra i 13.000 e gli 11.500 anni fa, circa. I reperti ritoccati diagnostici riconosciuti sono dorsi e troncature frammentari, meno comuni sono le punte a dorso e lame a dorsi.


Foto 3: Struttura individuata nel 2018. Fontana & alii 2018.

Nell’industria litica è presente anche un insieme di microliti geometrici, che assieme alle datazioni radiometriche effettuate su un focolare, testimoniano la frequentazione umana nel Mesolitico antico.


Un’ultima frequentazione attestata risale all’Età del rame. Va specificato che quest'ultima non è però stata stabilita per la presenza di industria litica ma dall’esito di una datazione radiometrica all’interno di una grossa struttura di combustione. Non mancano datazioni più recenti, inquadrabili con le fasi storiche.


Foto 4: Armature epigravettiane (microliti) rinvenuti a malga Staulanza. Foto di D. Visentin (Fontana & alii 2019).

La provenienza della selce è stata determinata, e consente di avere uno spaccato sulla mobilità dei gruppi umani e sugli scambi commerciali. L’analisi ha consentito di riconoscere selce alpina proveniente da una fascia molto ampia che comprende le Prealpi Venete, principalmente dalla fascia Valbelluna - Feltrino - Monte Grappa - Altopiano dei Sette Comuni. Interessante anche la presenza di quarzo ialino, proveniente dalle zone alpine più interne, come il Lagorai.


Casera Staulanza rappresenta uno dei siti meglio attestati del tardo-paleolitico più alti di quota dell’arco alpino, e testimonia l’espansione nella zona delle Dolomiti di genti paleolitiche e i loro legami con le aree del basso Bellunese. Questo sito era abitato (stagionalmente) dai primi pionieri delle terre alte, che successivamente, nel Mesolitico, saranno ampiamente frequentate da gruppi di cacciatori e raccoglitori, e cosa di non poco conto la lunga frequentazione del dosso testimonia l’importanza strategica non solo per il Paleolitico, ma anche per il Mesolitico, l’Età del rame e per le occupazioni più recenti in età storica, grazia anche alla sua vicinanza con fonti d’acqua e ad una via privilegiata nei pressi di un passo alpino.


[MattIki]


Commenti

Post popolari in questo blog

Post 220 - Storia (breve) di Cortina d'Ampezzo

  I secoli più antichi della storia d’Ampezzo sono avvolti nel mistero, e i pochi indizi che abbiamo sono troppo incerti per poter delineare un quadro sicuro. La prima menzione di Ampicium compare in una pergamena del 1156, e non abbiamo dati archeologici certi antecedenti al Basso Medioevo. Questo non significa che fino a quel momento la conca non fosse abitata – o perlomeno frequentata –, ma, semplicemente, qualsiasi ricostruzione al riguardo, in base ai dati attuali, resta nel campo delle ipotesi. Foto 1: La prima pergamena in cui si nomina il “territorium de Ampicio”. A partire dal Duecento le fonti ci permettono di ricostruire un quadro più preciso. Ampezzo faceva parte del Cadore, ed erano già diffuse le “Regole”: delle istituzioni – ancora esistenti – formate dalle famiglie originarie del luogo, finalizzate alla gestione collettiva delle risorse naturali, come boschi e  pascoli. Il Cadore, già dominio feudale dei conti di Collalto e Da Camino, si costituisce in libera ...

Post 228 - I tanti nomi di Cortina d’Ampezzo

  La conca ampezzana è da secoli incastonata tra l’area romanza e quella tedesca, al centro della variegata realtà ladina. Oltre a questo, dopo una lunga storia incentrata sull’agricoltura e l’artigianato, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento ha vissuto un vertiginoso sviluppo del settore turistico. Questa ricchezza di influenze diverse, vicine e lontane, si riflette non solo sulla sua complessa identità, ma anche sulla varietà di nomi e soprannomi, con cui è – o è stata – conosciuta. Foto 1: Il territorio di “Ampezzo oder Hayden” nell’ Atlas Tyrolensis di Peter Anich e Blasius Hueber (1774) Ampezzo (in italiano) o Anpezo (in ladino ampezzano) È il nome originario del paese nella sua interezza, comprende i numerosi villaggi della conca ampezzana (es. Alverà, Chiave, Cortina, Mortisa, Ronco) e tutto il suo territorio (i boschi, i prati, le montagne). Per questo ‘Ampezzo’ è stata la denominazione del comune fino al 1923, mentre ‘Anpezo’ è il nome ufficiale in lingua ladina. Co...

Post 203 - Il Carnevale di Comelico Superiore

  Negli anni recenti il Carnevale in Comelico per molti è diventato una cosa quasi sacra: la preparazione, la vestizione, i riti della giornata sono ritenuti necessari e codificati. Guai se il Matazin si siede durante la festa in piazza, non esiste che a Dosoledo la calotta venga assemblata con le punte come a Casamazzagno e Candide, e ancora tante piccole cose che rendono la giornata complicata e magica. Durante la mia ricerca nel mondo dei carnevali europei ho scoperto che in realtà forse sarebbe meglio parlare di una nuova ritualizzazione dei carnevali. Foto 1:  L’arrivo della sfilata nel carnevale di Santa Plonia a Dosoledo Ma prima partiamo dalla definizione del termine. Oggi il Carnevale si caratterizza per raccogliere una serie di usanze e di pratiche comprese nel periodo tra Epiania e Quaresima.  Ma già si riscontrano dei problemi con l’inizio di detto periodo, dal 7 gennaio è Carnevale? O comincia dopo il 17, giorno di Sant’Antonio Abate? Inoltre qualcuno ha mai ...