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Post 28 - La Val Imperina


Il centro minerario di Valle Imperina oggi (2020). Foto di infodolomiti.it.

Una stretta valle che si apre sulla destra orografica del Cordevole. Un giacimento ricco di minerale, abbondanza di legname, corsi d’acqua utili per l’energia e il trasporto e, infine, la vicinanza a valli abitate: fattori che hanno reso per secoli Val Imperina uno dei centri minerari e metallurgici tra i più produttivi dell’intera area veneta, sfruttato principalmente per la produzione di rame e di altri sottoprodotti della sua lavorazione. Le prime notizie documentali sullo sfruttamento dell’area per la presenza di pirite cuprifera risalgono al XV secolo. L’apice produttivo si toccò invece nel XVII secolo, con la scoperta del filone più ricco e l’imprenditoria della famiglia Crotta. 

La Val Imperina fu anche motore economico importantissimo per l’Agordino, che altrimenti viveva di un utilizzo delle risorse montane appena sufficiente per la sussistenza. Notevole è la stretta relazione con la comunità di Rivamonte Agordino (un tempo Riva), che per secoli fornì buona parte della forza lavoro, sia dentro che fuori le miniere.

I forni fusori. Foto di dolomitipark.it.

Chi maggiormente beneficiò delle ricchezze della valle fu la Serenissima. Il controllo delle miniere dipendeva direttamente dal Consiglio dei X, che dal 1488 istituì una normativa (riprendendo quelle dei paesi tedeschi) che ne regolasse il regime giuridico e che restò valida fino alla caduta di Venezia. Gli imprenditori che vi operarono fino alla fine del XVII, potevano avere le miniere solo in concessione.

La demanialità del sottosuolo venne affermata definitivamente nel 1670, periodo in cui tra l’altro l’intera attività iniziò a diventare azienda di stato. Nei secoli successivi le miniere diventarono sempre meno produttive, e le tecnologie impiegate sempre più obsolete. L’impianto chiuderà definitivamente nel 1962.

Val Imperina nel 1888. Notate i versanti spogli a causa
dell'inquinamento da anidride solforosa.
Foto da: R. Vergani. Le miniere di Agordo, Falcade,
i nuovi sentieri, 2016.

Grazie allo sforzo di numerosi studiosi e tecnici, in coordinamento con istituzioni come il Parco, negli ultimi vent’anni si è convertito la valle in riserva naturalistica, e portato a termine un felice restauro degli edifici industriali, riqualificati per il turismo.


[Giot]


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