Chi sale sul colle di San Giorgio, sopra Sorriva di Sovramonte, ha davanti un panorama quieto: prati, boschi, il campanile e il muretto in pietra che accompagna il sentiero. È difficile immaginare che questo luogo, oggi così sereno, sia nato dal terrore della peste. Eppure nel passato di Sorriva c’è una storia dura: quella del contagio del 1631, della quarantena, dei morti sepolti in fretta fuori dall’abitato e di un voto collettivo che continua a essere onorato quasi quattro secoli dopo. Per capire perché una semplice minestra di fagioli, la Menestra de san Dordi , sia diventata il cuore identitario di Sorriva, bisogna però allargare lo sguardo per poi restringerlo di nuovo, dal globale al locale: prima all’Europa, poi al Nord Italia, infine al piccolo altopiano di Sovramonte; prima ai secoli medievali, poi al Seicento. Nel suo intervento tenuto proprio a Sorriva, in apertura della Sagra di san Giorgio nel 2022, Claudio Centa, prete e docente di storia, ha ricordato che l...
Nati su Instagram, scriviamo di storia e cultura della provincia di Belluno, avendo cura di dedicarci ad ogni suo territorio, alle sue tradizione e alle sue particolarità locali.